Elezioni, Maroni punta a Roma: «Non vado in pensione, resto a disposizione»

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di Claudia Guasco

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MILANO Roberto Maroni lascia il Pirellone con una mappa a forma di rosa camuna, quattro petali verdi che illustrano "la decima legislatura in venti fatti". Con "l'autonomia entro le elezioni, possiamo concludere in bellezza e aprire una prospettiva straordinaria per la Lombardia". Che per il governatore e' una pagina chiusa: "Non ho pretese o richieste da fare alla politica, ma naturalmente sono a disposizione, se dovesse servire. Questo lo lascero' decidere a chi deve".

"DI MAIO COME SPELACCHIO"
E tra questi c'e' Silvio Berlusconi, al quale Maroni e' sempre piaciuto e ha spesso fatto da cuscinetto nelle frizioni da il fondatore di Forza Italia e il leader leghista. "So cosa significa governare - spiega il presidente nella sua ultima conferenza stampa all'undicesimo piano di Palazzo Lombardia - La mia preoccupazione e' che possa assumere la responsabilita' di governo uno come il candidato Cinquestelle Luigi Di Maio, che per me e' la Raggi al cubo. Se dovesse andare lui a Palazzo Chigi, temo che che l'Italia finisca come Spelacchio, un rischio da evitare a tutti i costi". Al di la' della cautela e dei formalismi di rito, dunque, Maroni punta in alto. Dritto a Roma, dove si presenta forte dell'accordo sull'autonomia in procinto di essere ratificato. Un "referendum epocale", lo definisce il governatore, con 23 materie trasferibili per competenza dal governo alla regione e 54 miliardi di residuo fiscale. "L'obiettivo e' firmare l'accordo a Roma entro gennaio o comunque prim delle elezioni, per stabilire competenze e risorse aggiuntive. La Lombardia e' il contribuente principale, voglio piu' spazio di manovra e piu' risorse: domani saro' nella Capitale per chiudere la prima fase. E voglio anche che il prossimo parlamento abbia sul tavolo l'intesa gia' firmata, senza piu' entrare nel merito delle materie e delle risorse. Sono ottimista, da parte del governo c'e' leale collaborazione".

PALAZZO CHIGI ALL'ORIZZONTE
In nome di uno spirito di pacificazione ringrazia Matteo Salvini, "che ha incitato me e Luca Zaia a scrivere parte del programma nazionale sull'autonomia" e assicura che la scelta di non ricandidarsi al Pirellone non ha creato tensioni interne. "Ho spiegato a Salvini che questo non ha nulla a che fare con la politica, che e' una mia scelta personale. Le decisioni di Salvini possono essere discutibili e discusse all'interno della Lega, io pero' le accetto perche' sono le decisioni del mio segretario". Ma e' vero che Berlusconi le ha detto che la vedrebbe bene anche a Palazzo Chigi? "No. Magari l'ha pensato ma non l'ha detto", taglia corto Maroni. Che promette: "Ci rivediamo presto. So cosa significa governare, metto a diposizione la mia esperienza, certo non andro' in pensione. Questo e' il modo di chiudere in bellezza una legislatura importante, impegnativa. La decisione di non ricamdidarmi l'ho presa tempo fa e l'ho condivisa con Salvini e Berlusconi, non ne abbiamo parlato fino a che non abbiamo ritenuto fosse giusto farlo. Si tratta di una scelta personale, a parte il raffreddore non ho problemi di salute, sto benissimo e chiedo a tutti il rispetto". Un'epoca si e' conclusa, se ne apre una nuova. "Con la politica ho una lunga storia d'amore che dura da un quarto di secolo, cominciata con Umberto Bossi. Una storia di sfide, di successi, di grandi soddisfazioni e come tutte le grandi storie non finiscono mai".

 
Lunedì 8 Gennaio 2018, 13:26 - Ultimo aggiornamento: 08-01-2018 16:14
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1 di 1 commenti presenti
2018-01-08 14:49:31
Maroni a Roma?De Luca a Milano....De Magistris a Verona....per favore!!!!!!!!!!!!!!!!!

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