Napoli, le ragazze della babygang:
«Che scemi, hanno confessato»

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di Leandro Del Gaudio

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Prima di perdere i sensi, prima di entrare in coma, ha provato ad avvisare i colleghi, ha provato a connettersi con la sua centrale operativa. Lì, in ginocchio, nella notte di Piscinola, mezzo corpo fuori dall’auto dal motore acceso, Francesco Della Corte ha preso la radio trasmittente e ha fatto clic con il dito. Un ultimo anelito di vita, registrato e avvertito da tutti i suoi colleghi al lavoro alle tre del mattino, rimasto purtroppo privo di conseguenze. Francesco non ce l’ha fatta a parlare, non aveva più la forza ed è rimasto ancora qualche secondo con la radio di servizio collegata alla centrale, prima di svenire, prima di finire in coma, prima di passare dalla vita alla morte. È uno dei particolari che emerge dalle indagini condotte sull’omicidio del metronotte, sull’aggressione a Francesco Della Corte dello scorso tre marzo, in una inchiesta comunque segnata dalla confessione dei tre assassini. Tre minori in cella, questa mattina convalida dei fermi e autopsia, in un fascicolo segnato anche da indagini tecniche. Intercettazioni telefoniche. Come quelle di due ragazzine che si sentono lo scorso venerdì pomeriggio, per commentare la notizia - circolata nei propri ambienti familiari - dei fermi dei tre minori. Una conversazione finita nel decreto di fermo, un misto di dolore per la prospettiva di detenzione dei ragazzi e di rabbia per la loro scelta di confessare subito, di arrendersi e firmare quelle ammissioni che spalancano le porte del carcere in un processo segnato.
Ma sentiamolo il ragionamento delle due minori, una delle quali sognava di costruire una famiglia con uno dei tre elementi che ha brutalmente assassinato un uomo colto di spalle.

Il punto chiave è la confessione, secondo il dialogo tra la fidanzatina del più giovane con la sua amica, evidentemente presa da un momento di sconforto: 
Amica/1: «Gli siamo andati a portare anche i panni».
Amica/2: «Perché cosa hanno detto?».
Amica/1: «Hanno detto che sono stati loro, che scemi, chi è più scemo di loro, hanno detto “sì siamo stati noi”»
Amica/2: «Ma tu davvero stai facendo?»
Amica/1: «Sì, è proprio così».
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Domenica 18 Marzo 2018, 23:58 - Ultimo aggiornamento: 19-03-2018 15:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 24 commenti presenti
2018-03-19 13:59:04
criminali i genitori quanto i figli!!!camiare le leggi per punire anche loro!!!
2018-03-19 13:36:20
i malviventi troveranno sempre chi li aiuterà. le persone oneste, invece, difficilmente trovano chi li aiuti. perché in Italia siamo da sempre abituati a parteggiare per il criminale, mai per chi criminale non lo è
2018-03-19 13:00:43
E in tutto questo chiasso a fare più rumore di tutti è l'assordante silenzio di Palazzo S. Giacomo e del Sindaco 2rivoluzionario, rivoluzionabile e rivoluzionato della città ribelle che non accetta leggi repressive". Qualcuno sa dove si trovi e che fine ha fatto Giggino? Perché non parla? perché non dice nulla? Che i familiari del vigilantes morto non si meritano nessuna solidarietà.
2018-03-19 13:38:26
le babygang si formano perché la situazione sociale a Scampia e compagnia è disastrosa. Giggino sta appunto cercando di migliorare il tessuto sociale di quelle zone permettendo la formazione di corsi di sport, di teatro, ecc. Ma non ha i soldi che ha Milano, per cui non può costruire un nuovo quartiere dove tutto funzioni bene e metterci dentro la gente della periferia disagiata.
2018-03-19 12:08:17
andrò controcorrente ma io vedo questi giovani vittime di genitori ignoranti, strafottenti ed incapaci ma anche di una scuola poco attenta e forte nel denunciare il degrado che sta incalzando; purtroppo questo è il modello di società che abbiamo, insegna più Gomorra che un professore a scuola o un padre a casa.

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