Sanremo, effetto Baglioni: Avitabile, Servillo e Kolors tra i Pooh

di Federico Vacalebre

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Inviato a Sanremo

Archiviata l'undicesima edizione di «X Factor» con un nulla di fatto (Licitra), l'Italia della canzonetta si riaffida al suo patrono tradizionale, Sanremo, versione divo Claudio. Il sessantottesimo festival della canzone della terra dei cachi si baglionizza sin dall'anteprima a Villa Ormond, extralarge con 16 concorrenti in gara tra i Giovani ieri al posto dei 12 previsti: solo sei quelli promossi all'Ariston(Mudimbi, Eva, Mirkoeilcane, Giulia Casieri, Ultimo e Lorenzo Baglioni, solo un'omonimia, eliminati i due napoletani Davide Petrella e Silvia Aprile), più i due di Area Sanremo (Leonardo Ponteiro e Alice Cairoli). A decidere il loro destino i giurati Ambra Angiolini, il premio Oscar Gabriele Salvatores, Piero Pelù, Irene Grandi e Francesco Facchinetti; la commissione guidata dal capitano coraggioso Claudio Baglioni e il televoto da casa.

Ma, non ce ne vogliano i ragazzi, tutta l'attesa era per l'annuncio dei venti Campioni: a stimolare la presenza di qualcuno che fosse davvero tale, oltre al prestigio del direttore artistico arrivato a raccogliere l'«Eredità» di tre anni di Carlo Conti, le sue prime scelte: eliminare le eliminazioni, assicurando a tutti i 20 big, veri e presunti, senatori compresi (negli ultimi anni più che falcidiati) l'arrivo alla finale; allungare da tre minuti e 15 secondi a quattro minuti il tempo a disposizione per ogni canzone; cancellare la serata delle cover per proporre una rilettura del brano in gara.

Il risultato? A leggere l'elenco, non male, decisamente non male. I suoni di tendenza, dal trap all'elettronica continuano ad essere assenti all'appello, ma rispetto alle ultime edizioni... Molti ex vincitori, qualche ritorno importante, qualche duetto curioso, qualche debutto pesante, pochi reduci della stagione dei talent, e solo se già altrimenti rodati. Enzo Avitabile si iscrive per la prima volta alla gara: è da anni il più lucido esponente del neapolitan power (e del suono italiano tout court) ed arriva carico di riconoscimenti di qualità: due premi Tenco vinti proprio qui, oltre i David di Donatello, i Nastri d'argento e i Globi d'oro portati a casa con la colonna sonora di «Indivisibili». Star dei palcoscenici internazionale della world music, ha accettato la sfida del giudizio nazionalpopolare, facendosi accompagnare da Peppe Servillo, ex vincitore nel fatidico anno Duemila con i suoi Avion Travel: in «Il coraggio di ogni giorno» il sassofonista racconterà in qualche modo, scegliendo l'italiano e relegando il dialetto a poche parole, la sua vita, dalla periferia al Festival di Venezia, e, ora, di Sanremo. Come lui, è la prima volta anche per Lo Stato Sociale («Una vita in vacanza»), zuzzurrelloni postcomunisti appena arrivati all'onore dei palasport e pronti a seminare un po' di scompiglio (almeno si spera, loro sono abituati a palcoscenici come quelli del Primo maggio). A 83 anni compiuti si rimette in gara nostra signora della canzone Ornella Vanoni, accompagnata da Bungaro e Pacifico («Imparare ad amarsi»). Promette bene anche il ritorno di Max Gazzè in versione sinfonica («La leggenda di Cristalda e Pizzomunno»), l'accoppiata inedita tra Fabrizio Moro ed Ermal Meta («Non mi avete fatto niente», un pezzo sul terrorismo) e, naturalmente, la messinscena d'addio (?) di Elio e le Storie Tese («Arrivedorci», in stile Stanlio e Ollio).

The Kolors, da Cardito, si misurano con l'italiano («Frida», non quella di Bongusto, sarà la Kahlo?), lo stesso fa Mario Biondi con «Rivederti», come la band finora più a suo agio con l'inglese. Tra i passati vincitori ecco due quinti dei Pooh più recenti, Riccardo Fogli (che trionfò nel 1982 con «Storie di tutti i giorni») e Roby Facchinetti, che divise nel 1990 con la sua ormai ex band l'affermazione di «Uomini soli»: ma sarà derby visto che in gara c'è anche Red Canzian («Ognuno ha il suo racconto», e il titolo dice tutta»). Luca Barbarossa che torna con «Passame er sale». I Decibel del due volte trionfatore Enrico Ruggeri («Lettera da Duca», magari con dedica a Bowie). Ron con «Almeno pensami», un inedito di Lucio Dalla gelosamente conservato.

Poi Nina Zilli («Senza appartenenza»), la coppia sudista e sudata formata da Diodato e Roy Paci («Adesso»), Annalisa («Il mondo prima di te»), Giovanni Caccamo («Eterno»), Renzo Rubino («Custodire»), Noemi («Non smettere mai di cercarmi»), le riformate Vibrazioni («Così sbagliato»), in un complicato intrigo di vicoli, delitti e carriere da (ri)lanciare e antiche glorie difficili da rinnovare.

L'uomo del piccolo grande amore si farà vedere solo oggi in conferenza stampa, ieri ha giocato a fare il fantasma, lasciando il palco a Claudia Gerini, gia co-conduttrice nel 2003 con Serena Autieri, al fianco di Baudo, e Federico Russo, con Rocco Tanica nei panni di moderato disturbatore. La strategia dell'assenza scelta potrebbe continuare in qualche modo anche all'Ariston, dove si dice che dovrebbe arrivare a smistare canzoni e ospiti Michelle Hunziker accompagnata da qualche baldo maschietto, probabilmente Luca Argentero o Raoul Bova, qualcuno azzarda il nome di Eros Ramazzotti, a far sognare i trottolini amorosi. Che poi di quello sempre si tratta, a leggere i titoli delle canzoni in gara. Perché Sanremo è Sanremo, ci avevano spiegato. «Sarà Sanremo», diceva il titolo della serata di ieri, e sarà quel che sarà, anche quello ce lo aveva spiegato qualcuno qui, sempre in musica. Oddio, ma se uno si ricorda di Tiziana Rivale sta messo davvero male.
 
Sabato 16 Dicembre 2017, 09:26 - Ultimo aggiornamento: 16-12-2017 09:44
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