Liberato, il mistero continua con «Gaiola portafortuna»
Bocciata l'ipotesi Emanuele Cerullo

di Federico Vacalebre

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Liberato ricomincia da tre: «Gaiola portafortuna», da oggi in rete su Youtube, è la terza canzone del misterioso cantante, forse napoletano, forse no. Forse un'Elena Ferrante del trap neomelo', forse la risposta in musica al collettivo Wu Ming. Poche parole d'amore, un video che sa di Cuba (ma siamo tra gli immigrati di Castel Volturno, a Coppola Pinetamare) prima di rivelare alla fine del titolo l'isola che c'è, a Posillipo, da cui il titolo del pezzo che arriva dopo il boom di «Nove maggio» e «Tu t'è scurdat''e me». Il clip è sexy, stiloso, glocal, popular e populista, sanguigno, ad alto tasso alcolico, ballato e twerkato, fonde i murales di Fidel alle immagini finali veraci, la canzone dopo l'intro latina sfodera il solito dialetto «autotunato» leggibile su tutto il territorio nazionale (anche se «appucundria» non la capiranno tutti e qualcuno userà la parola a dimostrazione della veracità napoletana di Liberato) e ripete pochi versi d'amore su un beat furbo, con tanto di coretto «oh baby», adatto al dancefloor.



Il mistero comunque rimane: zitte chi sape 'o juoco, ripetono gli addetti ai lavori che hanno sgamato - o fingono di aver sgamato il gioco - sottolineando la pubblicazione del pezzo proprio nel giorno del miracolo di San Gennaro, ma anche le immagini che citano i due video precedenti, anch'essi diretti come questo da Francesco Lettieri. Sullo sfondo i nomi di Livio Cori (la sua «epifania» potrebbe essere imminente, durante una puntata di «Gomorra 3», sussurra qualcuno), Ivan Granatino e i tanti altri (l'ultimo è Emanuele Cerullo) chiamati inutilmente causa per scoprire chi è davvero il softrapper senza volto, che qualche traccia di sè pure l'ha lasciata, come i ringraziamenti nei titoli di coda del centro sociale Santa Fede Liberata

Il nuovo singolo rinfocola la chiacchiera, soprattutto alla vigilia di una possibile apparizione del ragazzo (?) al San Gennaro day il 25 settembre sul sagrato del duomo di Napoli per rititare un premio da Gianni Simioli, ma soprattutto di un concerto al Club to Club di Torino il 4 novembre: l'ultima volta si era nascosto dietro gli amici Calcutta, Izi e compagnia hiphoppante. E stavolta?

La Gaiola, intanto, ringrazia: il pezzo è loffietto, vabbè diciamo onesto come i tempi richiedono, adatto allo spaccio immediato, anche se i primi commenti in rete sono affidati più agli hater che ai lover, ma l'idea dei Caraibi napulegni portafortuna contribuirà al ritrovato appeal turistico della città nata dal canto delle sirene, prontamente citate dal pezzo.
Martedì 19 Settembre 2017, 13:35 - Ultimo aggiornamento: 21-09-2017 18:18
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