Bardem e Cruz superstar in «Loving Pablo»: «Escobar, viaggio nella mente di un criminale»

di Titta Fiore

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Inviato a Venezia

Che cosa spinge un attore a interpretare un feroce assassino? A studiarlo nelle sfumature, a immedesimarsi, a calarsi nei suoi panni fino a trasformarsi fisicamente in lui? Per diventare il re dei narcotraffico colombiano Escobar in «Loving Pablo», passato con successo fuori concorso, Javier Bardem è ingrassato di venti chili, ha investito nell'impresa anni di lavoro e soldi suoi e non si è preoccupato di arrivare al progetto buon ultimo nel ruolo dopo Benicio Del Toro («Paradise Lost») e Wagner Moura (le prime due stagioni della serie «Narcos»). «Ero incuriosito dalle sue contraddizioni: padre amorevole in casa, ha fatto piangere centinaia di altri padri», spiega il divo. «Volevo capire come può cambiare l'animo umano. Tipi come Escobar o Hitler non piovono da un altro pianeta, sono stati bambini e sono cresciuti in famiglie come tante altre. Poi è successo qualcosa che li ha fatti diventare dei mostri. M'interessava quel qualcosa». E che idea se n'è fatta, perché Escobar ha scatenato la sua guerra sanguinaria? «Per essere rispettato. Il bisogno di rispetto lo ha fatto diventare pazzo. Si è circondato di personaggi dell'alta società, dava feste continuamente: ma tutto quel glamour nascondeva aspetti molto pericolosi e deve far riflettere, bisogna sapere chi sosteniamo e chi frequentiamo».

Virginia Vallejo, fascinosa giornalista televisiva, cadde nella sua rete e ne pagò carissime conseguenze. Dal suo libro «Loving Pablo, Hating Escobar» ha preso spunto il regista Fernando Leon De Aranoa per il film. Nel ruolo della donna innamorata del boss ora c'è la vera moglie di Bardem, Penelope Cruz. Dice: «Avevo molto materiale video su di lei, ho cercato di vedere come funzionava la sua mente senza giudicarla, perché non è compito del cinema cambiare il mondo. Però noi che lo facciamo abbiamo delle responsabilità, non dobbiamo cedere alla tentazione della violenza gratuita, ma dare corpo a un dolore reale. Virginia si sentiva attratta dal magnetismo di Pablo e noi vediamo l'uomo attraverso i suoi occhi». 

La metamorfosi di Javier Bardem è impressionante ed è soprattutto lo sguardo a mettere paura. «Se ti confronti con un personaggio reale i particolari finiscono per essere importanti», spiega l'attore. «Escobar era pesante e si muoveva con lentezza, proprio come il suo animale preferito, l'ippopotamo. E come lui aveva una grande energia che si traduceva in ferocia cieca. Trasformarmi e mettermi nei suoi panni era necessario, ma non l'ho mai portato fuori dal set, non è piacevole sentirsi Escobar». Penelope Cruz racconta di esserne ancora spaventata: «Emanava una tale negatività... dopo quattro settimane di riprese non vedevo l'ora di finire il film». «Loving Pablo» è stato girato in Colombia nei luoghi reali e con il contributo delle truppe che hanno combattuto il re del cartello di Medellin, ucciso dai poliziotti nei primi anni Novanta. Bardem: «Tutti vogliono ancora fare film e serie su di lui e non mi sorprendo, è umano interessarsi a una persona che nel male ha cambiato la storia di un Paese. Escobar ha inventato il narcotraffico facendo danni gravissimi all'umanità. Nella sua natura criminale è quasi un classico, come Riccardo III».
 
Giovedì 7 Settembre 2017, 09:13
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