La Napoli di Herling
tra memoria e vulcano

di Titti Marrone

Anni luce separano un ventenne di oggi da un coetaneo nato un secolo fa. Quale ragazzo potrebbe, per maturità, interiorità, senso di responsabilità, sentire vicina a sé la vicenda esistenziale, politica, intellettuale e artistica di un ventenne nel 1940 già deciso a sentirsi artefice del proprio tempo al punto da ritenere di doversi opporre in prima persona al patto Ribbentrop-Molotov e alla spartizione del suo Paese, la Polonia? Oggi risulta difficile immaginare un giovane che, catturato e deportato in un campo d'internamento, sarebbe in grado di resistere al gelo, agli stenti, alle percosse e soprattutto alla scoperta del Male di fronte alle situazioni estreme, quando l'uomo si fa lupo per il suo simile.


Il ragazzo di un secolo fa che visse tutto ciò era Gustaw Herling, il grande scrittore polacco autore di Un mondo a parte, esule dalla sua patria, a Napoli dal 1955 alla morte del 2000, e la comparazione della sua figura con quella di un suo coetaneo del 2017 può risultare così inappropriata da essere subito, e definitivamente, accantonata. Invece, proprio ragionando sulla fragilità dei giovani e del loro spaesamento valoriale, appare preziosa l'idea della trasmissione di una traiettoria esistenziale, etica, civile e letteraria come quella di Gustaw Herling, nella città che lo scrittore scelse per viverci con la moglie Lidia Croce. Soprattutto oggi, con le sue opere pressoché introvabili, mentre la casa editrice napoletana artefice del progetto di pubblicarne l'opera omnia, con molti suoi scritti già in catalogo, l'Ancora del Mediterraneo, ha subìto una battuta d'arresto.


Oggi che anche il progetto caro ai figli Marta e Benedetto Herling, di custodire la memoria dello scrittore facendo del suo studio in via Crispi un centro di ricerche e incontri per intellettuali europei è stato accantonato, nel nome del grande autore polacco prende vita l'associazione «Gustaw Herling Un mondo a parte», presentata il prossimo martedì alle 16 nella giornata di studi «Lo scrittore polacco sotto il Vesuvio» nell'aula delle Mura Greche dell'Università Orientale. Voluta dall'animatore de l'Ancora, l'antropologo Stefano De Matteis, l'associazione si ripromette di «promuovere, curare e sviluppare i filoni culturali dell'opera, della biografia e dell'impegno civile di Gustaw Herling». Il tutto con «attività di studio e di ricerca (dibattiti, seminari, pubblicazioni e premi) sui temi fondanti della sua opera: la memoria, i totalitarismi, l'Europa, l'esilio».


Alla giornata di studi parteciperanno personaggi legati a Herling da consonanze ideali e personali come Goffredo Fofi, Gabriella Gribaudi, Silvio Perrella, Zdzislaw Kudelski e lo stesso De Matteis, che presenterà una preziosa iniziativa editoriale: l'edizione delle Cronache napoletane a San Pietroburgo di Mariusz Wilk. Krystyna Jaworska parlerà de «Il coraggio civile» di Gustaw Herling, cui lo scrittore destinò un magnifico articolo del 1945: da far leggere ai ragazzi in tutte le scuole. La Jaworska spiega come Herling, scrivendo della battaglia di Montecassino cui partecipò, sottolineò come «ciò che permette di affrontare combattimenti estremamente cruenti rischiando la vita, è il coraggio civile, alimentato dalla convinzione di combattere per la libertà, la nostra e quella degli altri, per il diritto a una vita senza costrizioni». De «La Napoli di Herling: dicotomie di una città in chiaroscuro», parlerà lo scrittore Andrea De Carlo. La città, dice De Carlo, «diviene il luogo privilegiato in cui si palesa la fenomenologia del Male attraverso contrasti e antinomie, il theatrum mundi dell'esistenza umana e nella sua totalità mostra quello che rende inutili ed effimere le vite umane di fronte al mistero del mondo». Ma De Carlo sottolinea come ci sia sempre uno spiraglio di luce nella Napoli di Herling, che «rimane una città straordinaria, unica nel suo genere, mondo sospeso tra il Miracolo e il Vulcano».
Domenica 24 Settembre 2017, 09:49 - Ultimo aggiornamento: 24-09-2017 09:53
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