Scandalo pedofilia, da lunedì il faccia a faccia tra Papa Francesco e i vescovi cileni

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Il redde rationem con l'episcopato cileno è arrivato. Al centro della convocazione di lunedì in Vaticano da parte di Papa Francesco (fino al 17 maggio) c'è la mala gestione dei casi di pedofilia da parte di alcuni vescovi e cardinali. Il caso del vescovo di Osorno, Juan Barros scoppiato all'inizio di gennaio, quando era in corso il viaggio del pontefice a Santiago del Cile, e accusato di avere protetto un pedofilo seriale, è stato l'inizio di una valanga. Uno dei due cardinali cileni – Ezzati ed Errazuriz – invitati a fare chiarezza a Roma ha fatto sapere che non si presenterà all'appuntamento, causando ulteriori polemiche in Cile dove la Chiesa è letteralmente spaccata. La testata cilena La Tercera conferma, invece, che il vescovo di Osorno Barros, al centro delle vicende arriverà a Roma in compagnia del gesuita Germán Arana, personaggio chiave nella storia di Barros  subito dopo che nel 2014/2015 è stato costretto a lasciare la carica di Vescovo delle Forze Armate del Cile

Questo incontro fa seguito alla precedente convocazione dell'episcopato cileno l'8 aprile scorso. Il Papa, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime. In un comunicato il Vaticano informa che il Papa vuole parlare apertamente con i vescovi dei risultati delle indagini fatte da monsignor Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta e da don Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviati a fare una inchiesta supplementare in Cile due mesi fa. Intanto il Papa ha continuato a ricevere nelle ultime settimane altre testimonianze di abusi.

«L’obiettivo di questo lungo processo sinodale – si legge in una nota- è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del Buon Pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi». Non è previsto che Papa Francesco rilasci alcuna dichiarazione né durante né dopo gli incontri, che si svolgeranno in assoluta confidenzialità.

Il sito cattolico Il Sismografo, diretto dal cileno Luis Badilla che in questi mesi ha seguito con precisione e accuratezza il delicato caso scoppiato tra il Vaticano e il Cile, ha analizzato il «difficile momento: Papa Francesco avrà di fronte un episcopato molto diviso in gruppi e cordate dove, curiosamente, non mancano anche le interferenze esterne, alcune delle quali hanno origine in stanze e palazzi della Santa Sede». 

«Sono gruppi o cordate - scrive Badilla - che normalmente fanno riferimento, e così hanno agito per anni, ad una sorta di leader coordinatore e, in quanto tali, sono cordate che vorrebbero incarnare una propria visione della crisi, della comunità ecclesiale, del rapporto con il clero e con i laici e dei rapporti con la Sede Apostolica. Si tratta di gruppi o cordate che, oltre al loro linguaggio apparentemente fraterno e amichevole, in realtà si  guardano e rapportano con sfiducia e sospetto e ognuno crede di essere interprete e garante dell’opzione ecclesiale migliore per il Cile di oggi, anche se poi - a giudicare dai fatti - nessuno ha un ascolto nazionale rilevante neppure tra i fedeli cattolici.  Poche volte nella storia delle chiese particolari dell’America Latina si era visto un Episcopato, come quello del Cile odierno, così verticistico, staccato dalla realtà, autoreferenziale e arrugginito».
Sabato 12 Maggio 2018, 12:42
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