Il Padre Nostro cambia testo, ecco le nuove parole. «Lo ha voluto Papa Francesco»

Il Padre Nostro cambia testo, ecco le nuove parole. «Lo ha voluto Papa Francesco»
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Novità in arrivo a messa: cambierà il Padre Nostro. Il testo della preghiera principale delle nostre domeniche in chiesa, e anche quello del Gloria, potrebbero cambiare: il testo della nuova edizione del Messale Romano, comunica la Cei, sarà infatti sottoposto alla Santa Sede «per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del 'Padre Nostro ('non abbandonarci alla tentazione') e dell'inizio del 'Gloria' ('pace in terra agli uomini amati dal Signore')». Il nuovo Padre Nostro è stato sottoposto alla attenzione della Santa Sede. Il versetto, quasi alla fine «non ci indurre in tentazione» diventa: «non abbandonarci alla tentazione».

I tempi perché entri in vigore non dovrebbero essere lunghi, considerato che la modifica di quel versetto era stata incoraggiata dallo stesso Papa Francesco («non è una buona traduzione», aveva detto, perché Dio «non induce in tentazione») e modifiche in questo senso sono state fatte da altre conferenze episcopali, come quella francese. Ma chi vorrà, potrà anche cominciare a recitare il nuovo Padre Nostro 'italiano' da subito, dalla messa di domenica, è stato fatto intendere.

IL NUOVO TESTO Ecco il nuovo testo della preghiera del 'Padre Nostro', la più famosa e per i cristiani, e anche la più importante perché trasmessa direttamente da Cristo, come riportano i Vangeli. --- «Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il Tuo nome venga il Tuo Regno sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e NON ABBANDONARCI ALLA tentazione ma liberaci dal male Amen».


UNA RICHIESTA DEL PAPA Il cambio di formula del Padre nostro era stato sollecitato lo scorso anno da papa Francesco che aveva auspicato una nuova traduzione, più aderente alla lettera e allo spirito dell'insegnamento di Gesù. Recitando il 'Padre nostro', i fedeli hanno sempre detto: 'Non ci indurre in tentazione'. Questa formula, però, aveva obiettato Francesco nel corso del programma 'Padre nostro' condotto con don Marco Pozza su Tv2000 «non è una buona traduzione. Anche i francesi hanno cambiato il testo con una traduzione che dice 'non lasciarmi cadere nella tentazione', sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito» - aveva precisato il Pontefice - «Quello che ti induce in tentazione è Satana, quello è l'ufficio di Satana».
Giovedì 15 Novembre 2018, 13:36 - Ultimo aggiornamento: 15-11-2018 19:43
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5 di 15 commenti presenti
2018-11-26 10:24:50
L’assemblea generale della Cei ha, di recente, approvato la traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano, nella quale sono contenute alcune modifiche al Padre nostro ed al Gloria: in particolare, nel Padre nostro, la frase: “non ci indurre in tentazione” viene modificata in: “non abbandonarci alla tentazione” e, nel Gloria, la frase: “pace in terra agli uomini di buona volontà” è sostituita da: “pace in terra agli uomini, amati dal Signore”. La modifica della frase del Padre nostro (”non ci indurre in tentazione”) è stata giustificata dalla necessità di renderla più chiara e comprensibile dato che la stessa si presterebbe ad un’errata interpretazione, attribuendo a Dio la possibilità di “indurci in tentazione”: lo stesso Papa Francesco, riferendosi a tale frase, ebbe a dichiarare (nel dicembre 2017) che: ”la traduzione è sbagliata, perché Dio non ci può indurre in tentazione”. Invero una simile interpretazione non risulta mai da qualcuno avallata; fin dal primo secolo dopo Cristo, infatti, nella lettera di Giacomo (1, 13), è chiaramente affermato che: “nessuno quando è tentato dica ‘Sono tentato da Dio’; perché Dio non può essere tentato dal male ed egli non tenta nessuno”. Individuando il problema da risolvere nel verbo “indurre”, la Cei ha, comunque, ritenuto di poterlo sostituire, nella versione italiana, con il verbo “abbandonare”: tale operazione appare, però, assolutamente arbitraria, dato che il verbo eisfero (nell’originaria lingua greca, nella quale ci sono pervenuti i Vangeli), con una corretta e letterale traduzione risulta tradotto, dapprima, in latino con il verbo induco e, quindi, in italiano con il verbo “indurre”: inappropriata risulta, pertanto, l’introduzione, nella frase come sopra modificata, del verbo “abbandonare”. Il problema da risolvere potrebbe, invece, essere ricercato più semplicemente nel termine “tentazione”, se inteso nel solo senso di istigazione a compiere il male, laddove la tentazione può ricorrere anche nel caso in cui il male lo si subisce: ciò può accadere in presenza di gravissime disavventure che, per incapacità di sopportazione, può spingere chi le subisce ad abbandonare la fede in Dio. D’altra parte il termine greco peirasmòn (tradotto in italiano: tentazione) è correttamente traducibile anche in “prova” e tale termine darebbe un chiaro senso alla frase in questione, dato che, se è vero che Dio non ci tenta come farebbe il demonio, può metterci sicuramente alla prova per rafforzare la nostra fede e permetterci di scegliere: l’invocazione a Dio Padre di “non indurci in tentazione” assumerebbe, pertanto, il significato di richiesta di non sottoporci a prove che non saremmo capaci di sopportare, similmente all’analoga richiesta dello stesso Gesù Cristo (“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice”; Lc. 22, 42). Quanto, poi, all’altra modifica all’inizio del Gloria, con la sostituzione della frase: “pace in terra agli uomini di buona volontà”, con la frase: “pace in terra agli uomini, amati dal Signore”, la stessa appare priva di una valida giustificazione ed, apparentemente, ispirata (per la sola soppressione dell’inciso “di buona volontà”) ad un ulteriore avvicinamento, fortemente voluto da Papa Francesco, alla dottrina luterana della Giustificazione, secondo la quale la salvezza si consegue “Sola Fide”, a nulla rilevando la cooperazione dell’uomo con le sue buone opere. Concludendo, come qualcuno ha autorevolmente affermato, “entrambi i cambiamenti sono un ‘attentato’ ai meriti con cui la creatura può conquistare la vita eterna, nonché sono l’introduzione alla nuova teologia rahneriana, che spiega che non dobbiamo pensare di cercar di meritar qualcosa, tanto Gesù ci ha già salvati tutti e non ci dobbiamo preoccupare più perché ci ama tutti…”
2018-11-19 17:43:38
Lo sempre detto che i preti la sanno lunga
2018-11-18 11:42:22
cambia poco se non nulla!! il PADRE NOSTRO è rivolto al creatore che non ha bisogno delle rettifiche per capire il senso della preghiera mi dispiace dirlo ma in questa storia PAPA FRANCESCO fa la figura del FRESCONE...
2018-11-16 08:23:40
Nella mia vita ho sempre chiuso il Padre nostro con ,parola di Dio ! Chi e' quest'uomo che vorrebbe andare contro le regole della chiesa e dei fedeli?
2018-11-16 07:41:57
A finale noi celabbiamo imparata cosi e cosi la diremo. I preveti la diranno comaddetto il loro capo.

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