Il Fondo per l'Editoria salva 190 settimanali diocesani, il Papa ringrazia la «benevolenza» del governo Gentiloni

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Senza la «benevola attenzione» - la definizione è di Papa Francesco – del governo Gentiloni il futuro dei 190 Settimanali Diocesani rischierebbe una prospettiva a tinte fosche. La crisi dell'editoria in questi anni ha colpito duro anche sulle testate dei vescovi, alcune delle quali ben radicate sul territorio e fondate oltre cento anni fa. Un trend negativo che sembra inarrestabile. In questi anni il loro numero si è ulteriormente assottigliato. Entro il 31 dicembre chiuderanno i battenti almeno un'altra decina di testate diocesane, per esempio quella di Varese, di Lecco, di Cremona, di Mantova, di Cagliari, altre nella cintura di Milano. Altre testate si trasformeranno per forza di cose in edizioni solo on-line.

Per salvare un settore che la Cei ritiene strategico e per comunicare temi spirituali in un mondo ormai cacofonico dove le voci minoritarie vengono livellate al basso, è necessario il sostegno finanziario pubblico. «Almeno una settantina di giornali diocesani dovrebbero rientrare nei parametri richiesti e ottenere i finanziamenti dalla legge sull'editoria» sintetizza don Adriano Bianchi, presidente della Federazione settimanali cattolici.

Sabato la Federazione, assieme all'editoria periodica (Uspi) è stata ricevuta da Papa Francesco in Vaticano. A loro il Papa ha riservato parole di incoraggiamento. «I settimanali diocesani, integrati con le nuove forme di comunicazione digitale, sono strumenti preziosi che necessitano di un rinnovato impegno da parte dei vescovi e della benevola attenzione dei pubblici poteri». La benevolenza a cui ha fatto riferimento Bergoglio riguarda il fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale, un fondo che erogherà i primi finanziamenti nel 2019 a quelle testate che si metteranno in regola a partire dal 1 gennaio 2018, adottando i criteri richiesti. «Avere almeno tre giornalisti a tempo indeterminato, un certo numero di copie, una testata on line» elenca don Bianchi. Spetta ai singoli vescovi decidere se investire nel settore oppure disinvestire, magari utilizzando anche il denaro dell'8 per mille. «Noi siamo preoccupati per la situazione di crisi del settore. Tanti vescovi sono orientati a chiudere le testate diocesane, ma questo impoverirebbe il territorio» aggiunge don Giorgio Zucchinelli dell'Uspi.

A maggio il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni e del ministro per lo Sport con delega all’Editoria, Luca Lotti, ha approvato un decreto legislativo che, in attuazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198, prevede disposizioni per la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici. «Si è trattato di un intervento più che mai necessario per la sopravvivenza di tanti giornali, soprattutto locali, che garantiscono il pluralismo dell’informazione in Italia. In questo rientrano i settimanali diocesani”. Don Bianchi sottolinea che non si tratta di favoritismi. Anzi. “Questa legge vede riconosciuto ai settimanali diocesani, in quanto giornali locali, un ruolo indiscutibile di garanzia della libertà d’informazione». Il fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale sarà alimentato con risorse già destinate al settore, a questo si aggiunge però un contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria e il rimanente dalle maggiori entrate derivanti dal canone Rai. I criteri di calcolo dei contributi sono stati definiti in parte come rimborso di costi, e in parte in base al numero di copie vendute.
Lunedì 18 Dicembre 2017, 15:14 - Ultimo aggiornamento: 18-12-2017 18:11
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP