Biotestamento, la svolta del Papa e il nuovo schema per le elezioni

di Alberto Gentili

I cattolici si dividono. Il biotesamento diventa uno spartiacque. E il Papa, involontariamente, diviene uno dei soggetti in campo. In una parte del campo. La scelta di Francesco di dare di fatto il via libera alla legge sul testamento biologico da sette mesi sepolta in Senato per le resistenze dei cattolici guidati da Angelino Alfano, innesca infatti una reazione inaspettata. Invece di indietreggiare, seguire la strada indicata dal Papa come avrebbe previsto il copione tradizionale: i moderati, la destra conservatrice hanno sempre seguito solerti le indicazioni del Pontefice. Schierati così sul divorzio, aborto, paladini in Parlamento dove hanno bloccato (appunto) la legge sul fine di vita, ma prima ancora hanno fermato o reso faticoso il cammino di leggi sui temi etici come la fecondazione, i matrimoni omosessuali.

Ebbene, invece di seguire il solito copione, Berlusconi & C. (Quagliariello, Lupi, etc), per convinzione o per strategia elettorale, hanno detto no al biotestamento. Hanno, insomma, tradito la consueta missione di discepoli del Papa. Questo perché convinti che il mondo cattolico tradizionalista voterà per loro, se loro resteranno fedeli alla dottrina conservatrice. Ciò accade perché molto nella Chiesa è cambiato. Nei mesi scorsi, dopo il documento postsinodale “Amoris Laetitia” che apre la strada alla comunione per i divorziati risposati, un gruppo di cardinali guidati dai conservatori Raymond Burke e Walter Brandmueller ha apertamente criticato con i “Dubia” la linea rivoluzionaria di Francesco. E così di riflesso, e per conseguenza, questo scontro si riverbera tra i fedeli e dunque sulla politica.

La mossa di Berlusconi e dei suoi alleati spinge Francesco, il papa innovatore, suo malgrado e involontariamente a sinistra. In vista delle elezioni, la partita non è più tra un centrodestra per posizione e ruolo calamita dei voti cattolici e un centrosinistra capace di intercettare prevalentemente i credenti più vicini alla dottrina sociale. La partita diventa tra cattolici conservatori, critici verso le posizioni del Papa e dunque dalla parte di Berlusconi & C. E cattolici progressisti seguaci della dottrina del Pontefice. La cui infallibilità, in quel mondo, è un dogma. C’è da capire se Berlusconi ha valutato il rischio o se cambierà idea. Se non lo farà, vorrà dire che di nemici Francesco, in Vaticano e fuori, in base ai sondaggi ne ha davvero molti.

 
Venerdì 17 Novembre 2017, 14:49 - Ultimo aggiornamento: 17-11-2017 14:50
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