Una lapide per ricordare il primo jihadista italiano morto in Siria, polemica in Emilia

Una lapide per ricordare il primo jihadista italiano morto in Siria, polemica in Emilia
di Enrico Chillè

Si chiamava Giuliano Delnevo, aveva scelto il nome di Ibrahim nel momento in cui aveva deciso di andare a combattere in Siria ma non si unì ai ribelli, bensì ad una formazione jihadista di Al Nusra, molto vicina ad Al Qaeda. Aveva deciso di convertirsi e combattere insieme ai guerriglieri islamici, morendo in battaglia nei pressi di Aleppo a 24 anni. Da qualche giorno, però, una lapide che lo ricorda, nel paese di Borgotaro (Parma), dove era nato e cresciuto, ha scatenato furenti polemiche.

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«Questo spazio è dedicato alla memoria di Ibrahim Giuliano Delnevo, nato il 18 febbraio 1989 e caduto in combattimento contro le milizie di Bashar Assad il 12 giugno 2013 nella provincia di Aleppo Siria», si legge nel cippo commemorativo, spuntato all'improvviso in paese. La Lega è furiosa e ha commentato così: «Non è possibile omaggiare la memoria di chi ha sparso sangue e terrore nel mondo ed è inaccettabile che qualcuno lo abbia permesso». Il consigliere regionale Fabio Rainieri ha dichiarato: «Spero sia stata solo superficialità, altrimenti il grave reato dell’apologia del terrorismo potrebbe essere stato commesso, oltre che dal padre, anche da chi fisicamente ha dato l’autorizzazione. Anche perché pare che vi sia un pellegrinaggio di musulmani sul posto che fa presumere non abbiano pensieri di civile convivenza».

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Diego Rossi, sindaco di Borgotaro, a Repubblica.it ha però negato di aver autorizzato la posa della lapide: «Si trova in un giardino privato, l'amministrazione non c'entra nulla». Ad ogni modo, pare che la lapide verrà rimossa. Giuliano Delnevo, nipote di un partigiano emiliano, nel 2008 si era avvicinato e convertito all'Islam, iniziando a seguire uno stile musulmano e avvicinandosi sempre più a posizioni integraliste. Era stato indagato per terrorismo dalla Procura di Genova, che sospettava fosse un reclutatore, ma l'inchiesta fu poi archiviata: il suo ruolo non era quello di organizzatore e si era lasciato semplicemente radicalizzare. Ucciso in Siria, secondo la Farnesina è stato tumulato ad Aleppo e oltre tre anni fa la vicenda aveva scatenato una forte polemica tra Matteo Renzi e il padre del ragazzo, che aveva dichiarato: «Mio figlio è un eroe, caduto in battaglia per aiutare un amico in difficoltà, e come tale va ricordato». L'ex presidente del Consiglio, ora senatore Pd, aveva replicato così: «Rispetto il dolore per la perdita di un figlio, da padre a padre, ma non possiamo definire un eroe chi uccide in nome di Dio e nessun giardinetto pubblico gli sarà dedicato».
Mercoledì 13 Giugno 2018, 16:19 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2018 16:25
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