Missione italiana in Niger, i Bersaglieri di Caserta pronti a presidiare la base «Madama»

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di Ebe Pierini

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Si attende il via libera del Parlamento alla missione italiana in Niger. Qualora dovesse arrivare in tempi brevi i nostri soldati potrebbero essere operativi già a febbraio e poggiare i loro anfibi sulla sabbia del deserto nigerino. Si è già svolta una ricognizione a Niamey guidata dal generale Antonio Maggi, attualmente al vertice del Joint Force Headquarters del Comando Operativo di Vertice Interforze di Roma. Era stato lui a guidare, fino al febbraio del 2017, la Task Force Ippocrate in Libia. Il team, composto da un ristretto numero di militari e affiancato dalle nostre forze speciali, ha avuto il compito di preparare la strada per la nuova missione. Questo primo nucleo rimarrà stabilmente in Niger fino all'inizio dell'operazione. Il contingente italiano sarà composto da un numero massimo di 470 soldati con una media di impiego di 250 unità. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella che ad aprire la missione in Niger possa essere la brigata Folgore. Ad essere impegnati sarebbero i paracadutisti del 186° reggimento di Siena o del 187° reggimento di Livorno.

Sarebbe al vaglio anche la possibilità di un invio dei bersaglieri dell'8° reggimento di Caserta. D'altronde un ruolo fondamentale nel coordinamento delle attività di approntamento della missione dovrebbe averlo il comando di San Giorgio a Cremano. È certa la presenza di una componente addestrativa fornita dai carabinieri. Il nostro contingente si dislocherà in un primo momento all'interno della base francese Madama, struttura costruita nel 2014, nei pressi di un vecchio fortino coloniale della legione straniera che risale al 1931, a poco meno di 100 chilometri dal confine con la Libia e dotata anche di pista di atterraggio che consente quindi più agili spostamenti e trasporti di materiali. I francesi operano in quest'area infatti ormai da 4 anni nell'ambito dell'operazione Barkhane finalizzata alla lotta ai jihadisti nella zona del Sahel. Una posizione ottimale quindi per controllare e contrastare i traffici migratori illegali diretti verso le coste libiche e di conseguenza verso l'Europa.
 
Non si esclude che in un secondo momento gli italiani possano approntare una propria sistemazione autonoma. Per quanto riguarda i mezzi gli italiani saranno dotati di un centinaio di mezzi terrestri tra i quali gli ormai famosi Lince che sono stati impiegati in tutti gli altri teatri operativi che ci hanno visto impegnati. Possibile anche la presenza di elicotteri. Per il trasporto di materiali e personale saranno impiegati anche i C130 e i C27 dell'Aeronautica Militare. Così come non si esclude l'utilizzo dei Predator. Impensabile inoltre avviare una missione senza la presenza della componente genio. Il rischio della presenza di ordigni esplosivi lungo le piste desertiche del Niger è elevato almeno quanto lo è in Afghanistan. Previsto anche l'impiego dele nostre forze speciali. Uno sforzo in termini di uomini e mezzi che sarà compensato dalla riduzione della nostra presenza in Iraq.

Durante il prossimo anno dovrebbe essere gradualmente ridotto il numero dei nostri militari impiegati ad Erbil e Baghdad e a protezione della diga di Mosul che attualmente ammonta a circa 1.500 unità. I soldati italiani avranno il compito di addestrare le truppe nigerine. Lo scopo della missione è quello di arginare il flusso illegale di esseri umani e di contrastare il terrorismo. Sulla carta quindi non sarà una missione combat. Ma i nostri soldati dovranno guardarsi comunque da molte insidie.
Mercoledì 27 Dicembre 2017, 09:12 - Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre, 10:54
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