Reddito di cittadinanza, spunta limite a 18 mesi

Reddito di cittadinanza, spunta limite a 18 mesi
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di Andrea Bassi

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Il reddito di cittadinanza cambia ancora. La durata del sussidio per chi si trova in situazione di povertà assoluta, non sarà più di tre anni come inizialmente previsto, ma poterebbe scendere fino a 18 mesi, un anno e mezzo. Ieri il presidente della Commissione bilancio, il leghista Claudio Borghi, ha detto che l'assegno potrebbe essere erogato per 24 mesi ma, secondo quanto risulta a Il Messaggero, si starebbe ragionando di far scendere questa soglia fino ai 18 mesi per contenere i costi del provvedimento.

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Il nodo, infatti, restano le risorse. Nella nota di aggiornamento il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero sono finanziate con un fondo unico di 16 miliardi che sarà ripartito soltanto con la manovra di bilancio. Per ridurre i costi delle due misure per il 2019, l'ipotesi più accreditata è quella di farne slittare l'avvio. Il reddito di cittadinanza potrebbe essere erogato da aprile, in modo da evitare l'esborso per i primi tre mesi dell'anno che, comunque, sarebbero impiegati per riformare i Centri per l'impiego.

I CRITERI
Per ottenere il reddito bisognerà rispettare tre criteri: il primo è la cittadinanza italiana oppure, per gli stranieri, essere residenti e lavorare in Italia da almeno dieci anni. Il secondo requisito è quello di essere in una situazione di povertà non solo reddituale (ossia guadagnare meno di 780 euro al mese), ma anche patrimoniale.
Per questo per ottenere l'accesso al reddito bisognerà presentare l'Isee, l'indicatore sintetico della situazione economica familiare che tiene conto anche del patrimonio immobiliare e dei depositi bancari, oltre che del reddito. Per ottenere il reddito l'Isee dovrà essere inferiore a 9.300 euro circa. Chi mentirà per ottenere il sussidio rischierà fino a sei anni di prigione, come annunciato dal ministro del lavoro Luigi Di Maio. Se si possiede una casa di proprietà, poi, dal reddito sarà sottratto un assegno figurativo che varierà da 280 a 380 euro a seconda della composizione del nucleo familiare.
La somma percepita, dunque, scenderà come minimo a 500 euro. Va tenuto conto poi, che il reddito agisce come una «integrazione». Se una persona ha per esempio dei lavoretti part time e guadagna 400 euro al mese, ne otterrà altri 380. Chi riceverà il sussidio dovrà impegnarsi in corsi di formazione e lavori socialmente utili. Non potrà rifiutare più di tre offerte di lavoro giudicate congure, altrimenti perderà il sussidio.

LE LIMITAZIONI
Il reddito non sarà pagato in contanti, ma potrà essere speso attraverso una carta elettronica tipo bancomat. L'esempio più calzante, probabilmente, è quello dei buoni pasto elettronici che già oggi utilizzano molti lavoratori. Anche perché i soldi del sussidio, come ha ricordato il vice premier Di Maio, non potranno essere sperperati in spese «immorali».
Dove per «immorali» Di Maio intende il consumo dialcol, sigarette e il gioco. Sostanzialmente ci si potrà fare la spesa nei supermercati (italiani), ma anche comprare uno scaldabiberon. Ma se gli acquisti nelle catene di elettronica fossero eccessivi, potrebbero scattare i controlli della Guardia di finanza. I soldi, poi, non saranno tutti caricati sulla tessera. Ad ogni acquisto seguirà un pagamento diretto da parte del Tesoro. Questo serve ad evitare che chi riceve il reddito poi lo risparmi. Le somme non spese a fine mese, infatti, torneranno allo Stato. Anche questo un modo non solo per risparmiare, ma anche per fare in modo che i 10 miliardi iniettati nelle tasche della parte più povera della popolazione si riversino interamente nell'economia.
 
Venerdì 5 Ottobre 2018, 07:18 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 12:31
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