Dopo mezzo secolo ritorna ai Decumani «La canzone di Zeza»

Napoli - La canzone di zeza
di Eduardo Improta

Dopo 50 anni ritorna al centro storico di Napoli “La canzone di Zeza”. La famosa opera di canto popolare affonda le sue radici nelle villanelle cinquecentesche, periodo dal quale prende forma nella Città di Napoli per poi diffondersi nella sua Provincia fino a diventare una delle espressioni identitarie meridionali ancora oggi più “coriacee” e presenti nell’entroterra partenopeo, nel periodo carnevalesco. La Canzone di Zeza che riproduce il conflitto tra vecchi e giovani con l’esplicita ribellione all’autorità paterna e maritale, alla fine dell’800 sarà vietata dalle Autorità Politiche e di Pubblica Sicurezza a Napoli a causa delle satire mordaci ed allusive ed per il linguaggio troppo licenzioso ed osceno. Negli anni ’50 del Novecento, ritorna nelle periferie di Napoli e da Pomigliano, infine negli anni ’70 il Gruppo Operaio I Zezi, grazie all’impulso intellettuale di Roberto de Simone, incomincia a riproporla come momento collettivo di ribellione e di coesione popolare.

La kermesse di musica popolare che si terrà martedì 13 febbraio 2018 dalle ore 14 alle ore 20, si avvale del Patrocinio Morale della 4° Municipalità del Comune di Napoli, ed è promossa dalla collaborazione tra l’Associazione “I Sedili di Napoli” ed il Gruppo Operaio “I Zezi”, gruppo storico di musica popolare campana, interpreti legati al mondo operaio quanto alla tradizione, quasi completamente cancellata dall’omologazione culturale, e il supporto supporto dei commercianti e dei ristoratori della porzione di Via dei Tribunali che da Via Duomo arriva fino al Castel Capuano. Media partner dell’evento “Identità Insorgenti”.

«Finalmente - dichiara Giuseppe Serroni, presidente dell’associazione “I Sedili di Napoli” - “La Canzone di Zeza” era da oltre mezzo secolo che il Centro Storico di Napoli non vedeva rappresentata l’antica “commedia popolare di strada. Con la sua irreverente satira sociale, al suono di strumenti musicali popolari e con i tradizionali costumi ispirati alla Commedia dell’Arte seicentesca, dove primeggia la figura di Pulcinella, ritorna nel cuore del Centro Storico di Napoli a sostegno del progetto promosso dal Comitato Pro Pulcinella, nato per ottenere il riconoscimento UNESCO della Maschera di Pulcinella come Patrimonio dell’Umanità. Una proposta questa che già accomuna diversi ricercatori, antropologi di chiara fama, Università e Comuni della Regione Campania, Musei Etnografici ed Associazioni identitarie e culturali nonché con la condivisione del MIBACT e che si avvia alla conclusione della fase di raccolta documentale».

Il festoso corteo si muoverà alle ore 14:30 dal rinascimentale Palazzo che già appartenne al famoso Sergianni Caracciolo e che ha ospitato l’Ospedale della Pace, per muoversi tra Castel Capuano, Forcella, Via dei Tribunali e terminerà con la “rappresentazione da fermo” della Canzone di Zeza ed a seguire tammorriata finale, nella suggestiva scenografia di piazzetta Cardinale Sisto Riario Sforza, all’ombra della Guglia fanzaghiana di San Gennaro, dalle ore 19.
 
Anteprima dell’evento: sabato 10 febbraio dalle ore 10,30 alle ore 12,30. Sarà, questa volta, un’altra figura simbolica e caratteristica partenopea, quella del “Pazzariello”, che provvederà ad annunciare ai residenti ed ai turisti l’evento che chiuderà il Carnevale della Quarta Municipalità.
Venerdì 9 Febbraio 2018, 16:37
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