Napoli, terme romane di via Terracina: nuove indagini archeologiche

Terme romane di via Terracina: nuove indagini archeologiche
di Antonio Cangiano

Quando l’archeologo Amedeo Maiuri nel 1939 iniziò l’esplorazione delle terme romane di via Terracina, per conto della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio  l’intenzione era quella di restituire il sito alla fruibilità attraverso un vero e proprio Parco Archeologico integrato nel percorso della Mostra d’Oltremare. A distanza di circa ottanta anni, quindici studenti universitari coordinati da due archeologi dell’Università L’Orientale di Napoli e dell’Università del Molise sono ritornati nel sito di Fuorigrotta ripercorrendo le orme lasciate dal Maiuri e effettuando nuovi rilievi e saggi di scavo.
 

“Le terme romane di via Terracina furono messe in luce negli anni 1939-40  assieme a un breve tratto della via Neapolis-Puteolis dall’archeologo Amedeo Maiuri, nell’ambito dei lavori per la realizzazione della Mostra d’Oltremare” spiega Marco Giglio, archeologo dell’Università L’Orientale di Napoli che  assieme a Gianluca Soricelli dell’Università degli Studi del Molise hanno coordinato i lavori.
 
 


“Da poco abbiamo ripulito il sito e concluso un saggio di scavo nei pressi dell’ incrocio stradale tra la via Neapolis-Puteolis e un  suo diverticolo nord-sud che delimita il lato occidentale delle terme, documentando questo tratto, poiché non esisteva ancora una planimetria di dettaglio, e mettendo in luce il marciapiede che correva su un lato della strada. Ancora, abbiamo ripulito il piano pavimentale in cocciopesto che era stato scavato nel 1939/ 40  ma che non era più visibile e che decorava l’ingresso delle terme, e indagato in una delle tabernae che si affacciava sul lato orientale delle terme, individuando le varie sequenze edilizie che vanno dal II secolo d.C. fino al periodo tardo antico, con vari interventi di modifica e rialzamento del piano pavimentale,  che confermano come il complesso termale fosse ancora in piena attività e non in decadenza”.

La campagna universitaria, che ha previsto alcuni saggi di scavo, rilievi e schedatura dei reperti, si è conclusa il 13 luglio ed è stata svolta in convenzione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici, Belle Arti e Paesaggio del comune di Napoli.
Sabato 14 Luglio 2018, 11:52 - Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 10:42
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