Fondazioni liriche, la Corte dei Conti rileva criticità di gestione: «Ma il San Carlo va verso il risanamento»

È «verosimilmente destinato a una revisione» il sistema delle fondazioni liriche. Lo rileva la Corte dei Conti, che nella relazione sul controllo dei conti 2015 delle 14 Fondazioni italiane, rileva una serie di «criticità economico-patrimoniali di carattere strutturale attinenti, per lo più, alla notevole esposizione debitoria di molte di esse per mutui o anticipazioni bancarie e alla continua erosione del patrimonio netto».

La Corte ricorda che attualmente otto Fondazioni su 14 sono assoggettate ai Piani di rientro (Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Maggio musicale fiorentino, Massimo di Palermo, Comunale di Bologna, Lirico di Trieste, Carlo Felice di Genova e Petruzzelli di Bari). E se per alcune, come l'Opera di Roma, e il San Carlo di Napoli, va meglio, perché «presentano nell'anno in esame, il secondo del triennio previsto per l'attuazione del risanamento, confortanti segnali di miglioramento», le altre «continuano a versare in situazioni di notevole difficoltà». Al riparo dai rischi di dover seguire una strada di rientro gestionale si trovano invece La Scala di Milano, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino e l'Accademia di Santa Cecilia di Roma.

Dopo aver ricordato che le Fondazioni presentano «molti caratteri comuni e diverse specificità», nonché un bacino di utenza molto diversificato, «dipendente dal prestigio e dalla capacità di autopromozione della singola istituzione», gli esperti della Corte dei Conti fanno notare che la riforma del 2016, che ha modificato in parte il decreto Valore cultura del 2013, sembra puntare ad una selezione «fra le Fondazioni strutturalmente sane e ben gestite, quelle che presentano margini apprezzabili per un recupero di efficienza entro il 2018 e quelle che non appaiono nelle condizioni di continuare ad operare in una prospettiva sostenibile dal punto di vista economico e patrimoniale». Da qui l'ipotesi, definita «verosimile», che il sistema delle 14 Fondazioni sia destinato a una revisione.

Stante la situazione, un contributo al miglioramento, viene rilevato, può arrivare «da misure che favoriscano la creazione di sistemi integrati a livello regionale e interregionale, coinvolgendo anche i 28 teatri di tradizione e i festival a carattere permanente, e magari attraverso la creazione di una vera e propria rete nazionale, facilitata anche dalla rapidità dei collegamenti ferroviari». Secondo la Corte dei Conti «andrebbe perseguita con convinzione la strada delle coproduzioni a carattere nazionale e internazionale. Ne potrebbero derivare benefici a livello di riduzione dei costi, di aumento dell'offerta, di ottimizzazione dell'impiego del personale e di ampliamento dei bacini di utenza».

Oltre a una maggiore promozione delle produzioni italiane anche a livello internazionale, concludono i magistrati, «la sopravvivenza dei teatri lirici potrebbe essere favorita da una proficua combinazione delle quattro tipologie di offerta possibili: produzioni originali, repertorio, coproduzioni e ospitalità. Un impegno in questa direzione e la massima valorizzazione delle risorse interne potrebbero certamente contribuire a un migliore rapporto fra costi e ricavi, soprattutto per le Fondazioni di più limitata dimensione»
Lunedì 31 Luglio 2017, 16:29 - Ultimo aggiornamento: 31-07-2017 16:29
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1 di 1 commenti presenti
2017-07-31 17:08:00
Bene... (ovvero malissimo)......si delinea un'altra mazzata mortale per il SUD......Poi non mi spiego una tale affermazione: "......nonché un bacino di utenza molto diversificato, «dipendente dal prestigio e dalla capacità di autopromozione della singola istituzione»". Ma mi chiedo se si può mai confrontare il prestigio del San Carlo (il primo in italia e il più bello del mondo - come molti autorevoli personaggi come il maestro MUTI affermano) con il regio di torino?

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