Capodimonte spalanca i depositi: sono «storie ancora da scrivere»

di Rossella Grasso

Sono 1.220 le opere in mostra per «Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrive». Escono per la prima volta dai cinque depositi del museo e ritrovano nuova vita restaurati e collocati nelle sale del primo piano. Non è solo l'occasione di vedere oggetti mai visti, ma anche di ricostruire una storia antica ed elaborare quella futura, tra scelte imposte dai dettami del gusto, dalla natura della collezione del museo o dallo stato conservativo delle opere. In esposizione ci sono quadri, porcellane, statue, arazzi e decorazioni di ogni tipo a dismostrazione che Capodimonte non è solo una grande e prestigiosa pinacoteca ma raccoglie anche testimonianze di ogni era. Sono opere di ogni tipo, importanti, con attribuzione incerta, in condizioni conservative precarie che sono state restaurate in occasione dell'esposizione. 

Tra queste vi sono, ad esempio, la collezione di oggetti esotici del Capitano James Cook donati da Lord Hamilton a Ferdinando IV di Borbone e i numerosi serviti da tavola in porcellana di Meissen, di Berlino, della Manifattura Richard Ginori, impossibili da esporre per la loro vastità, che testimoniano la necessità della corte sabauda, a ridosso dell'Unità d'Italia, di dotare le nuove residenze e sedi della corte in Italia di adeguati corredi da tavola. Nel corso degli anni, dai depositi, è stata ricostruita la collezione di oggetti rari di provenienza Farnese attualmente nella Wunderkammer del Museo e la collezione del cardinale Stefano Borgia suddivisa in tre sezioni – il Museo Sacro, l'Arabo Cufico e l'Indico – dopo lunghissimi lavori di ricognizione sull’antico inventario.
 

La mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere sarà visitabile fino al 15 dicembre ed è il secondo capitolo di una trilogia di esposizioni che sfida il principio costitutivo del museo, proponendolo non più come entità statica e immobile, presunta lezione magistrale, ma come luogo di libertà, di creatività, di potenziale  espressivo. Preceduta dalla mostra Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire (12 dicembre 2017 – 11 novembre 2018), che ha coinvolto dieci personalità diverse, provenienti, per formazione e professionalità, da ambiti eterogenei dello scibile umano, col compito di reinterpretare le collezioni del Museo attraverso la propria visione personale, sarà seguita da «C’era una volta. Storia di una grande bellezza» (15 giugno 2019 – 15 Aprile 2020): 150 personaggi delle grandi opere musicali del secolo d’oro napoletano incontreranno, nelle 19 sale dell’appartamento reale di Capodimonte, la storia visuale, la collezione di arti decorative del Museo (oltre 1000 oggetti), con particolare accento sulle porcellane, e l’alto artigianato sartoriale delle grandi produzioni del Teatro di San Carlo, reinterpretando in modo interdisciplinare il temperamento, le eccellenze, la creatività, la curiosità e il bonheur del secolo dei lumi.

L'inaugurazione è stata l'occasione anche per lanciare il il progetto digitalizzazione con l'Università Federico II. Per diffondere l’accesso all’arte a un pubblico più vasto è stata attivata, dall’estate del 2018, la campagna Google, con l’immissione di oltre 500 capolavori del Museo di Capodimonte (di cui 200 sono stati fotografati con la tecnica di ultima generazione “Art camera”) sulla piattaforma dedicata Google Arts & Culture, offrendo la possibilità di visite virtuali a 360° delle sale del Museo e dei viali del parco. Qui il virtuale anticipa il reale, rende visibile ciò che è nascosto e quanto è esposto e cambia chi decide cosa evidenziare della Storia, che non è un fatto dato, ma deve essere rielaborata, scritta e riscritta.

Presentata al pubblico anche la Collezione Mario De Ciccio 1.300 pezzi tra galanterie, vetri, bronzetti, avori e smalti medioevali, paramenti sacri, tessuti e ricami, argenti di uso liturgico, bronzetti, ceroplastiche, pastori siciliani, una importante selezione di oggetti archeologici e uno sceltissimo gruppo di maioliche e di porcellane. Anche l'Appartamento Reale di Capodimonte  ritrova una nuova luce grazie a un minuzioso lavoro di restauro sui lampadari e a un nuovo impianto di illuminazione che hanno riportato le sale all'antico splendore, così come le desiderava la regina, amante delle feste e dei banchetti. L’intervento di restauro sui lampadari ha previsto lo smontaggio di tutti gli elementi costitutivi dei lampadari, la pulitura delle parti in bronzo dorato ed il risanamento delle decorazioni in cristallo e la sostituzione del cavo elettrico in uno decorativo rivestito di stoffa. Infine il direttore Bellenger ha annunciato la riapertura di parte del Bosco. Infine il direttore Sylvain Bellenger ha annunciato la riapertura di parte del Bosco di Capodimonte, danneggiato dalle raffiche di vento dello scorso novembre.
Venerdì 21 Dicembre 2018, 20:00 - Ultimo aggiornamento: 21-12-2018 20:01
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