Antonio e Lara traditi dal mare: «Così lui è morto per salvarla»

ARTICOLI CORRELATI
di Rosa Palomba

  • 4271
Inviata a Bacoli

Nella grotta in fondo al mare. In quel Regno di Nettuno così amato e tanto ambìto dai sub. La Secca delle Formiche, nel canale di Procida, acque d’Ischia: una sorta di paradiso sottomarino, non troppo profondo; esplorato da archeologi, appassionati, esperti. Una località sottomarina tra le più note del golfo di Napoli, eppure ancora capace di tradire con le sue insidie. 

Il mare è imprevedibile, si sa. Specie dopo un paio di mareggiate, le stesse che in questi giorni hanno ucciso tre bagnanti tra l’Isola Verde e la Costiera Sorrentina. Antonio Emanato, 44 anni, single, ieri mattina era contento. Sub esperto, accreditato anche alla sovrintendenza dei Beni Archeologici di Bacoli, con il suo gommone del Sea World diving era pronto per la gita sottomarina. Sul piccolo molo un saluto ai colleghi degli altri centri sub. Poi la partenza. 
 
 

Una “spedizione” di sei persone. Cinque adulti e Lara, 13 anni compiuti da poco. Giovane donna di mare: la vela, le regate, le immersioni. Come il nonno paterno Giuseppe, titolare di una tabaccheria a Bacoli, e tra i primi sub a scoprire i resti della città sommersa di Baia, la località da cui la famiglia si era trasferita qualche anno fa per vivere nella vicina Miliscola, in una casa quasi sulla spiaggia.

Il mare nel Dna. E poi la musica, come il suo papà Antonio, chitarrista, amico storico dell’istruttore del Sea World a cui ieri mattina era stata affidata Lara. Con Antonio la ragazzina aveva fatto le sue prime esperienze, aveva preso il brevetto che secondo un approssimativo range ai sub che hanno meno di quindici anni vieta le immersioni a oltre 15 metri di profondità. Più o meno quanto è profonda la Secca delle Formiche. La trappola che ha ucciso l’istruttore e la sua allieva. 

Poco dopo le dieci di ieri, muniti di bombole i sei si sono immersi come da programma. I primi quattro sub sono risaliti dopo meno di un’ora. Il tempo consentito dall’ossigeno negli erogatori. L’attesa a bordo degli altri due, poi l’allarme e la tragica scoperta sui fondali. Il corpo di Lara Scamardella incastrato in una grotta. «Hanno già raccontato che Antonio si era tolto il boccaglio, forse per darlo alla bambina - dice una zia del sub vittima della sua stessa passione - Antonio era un mago del mare; era bravo. È morto per salvarla». 
 

«Noi siamo rimasti qui nel porto - dice Tiziana Schiano Lamoriello del Sea Point diving, altro centro immersioni del porto - Ho salutato Antonio, e a bordo dei nostri mezzi ognuno è partito con i propri ospiti. Era tutto tranquillo. Il mare era increspato ma quello che accade in superficie non corrisponde a quello che poi c’è sotto». 

Lungo la strada a ridosso del porto, l’anziano padre di Antonio Emanato chiacchiera con alcune persone. Sono passate già alcune ore dalla tragedia ma lui ancora non sa. Saluta gli amici e chiude le porte del Sea Word. Un gruppo di parenti lo avvicina. È l’ora di raccontargli che il corpo di suo figlio è stato già portato all’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli. Con tutto il garbo possibile, il comandante della capitaneria Antonio Visone, cerca di spiegare ai genitori di Lara che la loro unica figlia è stata individuata, sarà recuperata dai sub speleologi in arrivo da Roma. Se non sarà già buio, ancora più buio del fango e della sabbia sollevate durante le ricerche, le operazioni ricominceranno all’alba (di oggi). «E adesso come faccio a vivere?», si dispera il nonno materno di Lara, in attesa nella Capitaneria. «Io sono sempre stata un po’ paurosa ma lei no, lei viveva per il mare», racconta una sua amichetta giunta al molo dopo aver appreso la notizia rapidamente diffusa in città e sui social. 

Al porto, anche i tanti parenti di Antonio Emanato. Una famiglia numerosa, cinque persone tra fratelli e sorelle, tutta gente di mare, che sul molo hanno anche un ristorante. 

«Accompagnateci a casa»: quando i genitori di Lara hanno saputo la verità hanno chiesto andar via dai “riflettori”, di tornare in quella casa sulla spiaggia. Tra il mare e i ricordi; le foto e i trofei di quella figlia rapita negli anfratti così familiari e adesso così terribili. L’ultimo, a maggio 2017: Lara Scamardella aveva ricevuto un riconoscimento speciale ai campionati italiani di Giochi Matematici alla Bocconi di Milano a cui aveva partecipato con gli altri alunni ella sua scuola, la media Paolo di Tarso. E sempre a giugno, aveva ottenuto una partecipazione all’Euro Talent International Contest for Singer a cui aveva partecipato con la Flegrea Music Academy. Adolescente acerba e tenace: mille sogni, tanti traguardi già raggiunti. Poi l’immersione fatale, e la sua giovane vita finita in fondo al «suo» mare. 
Lunedì 14 Agosto 2017, 14:23 - Ultimo aggiornamento: 14-08-2017 18:50
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP