Caso Materazzo, scontro in aula
sull’eredità del nonno Lucio

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di Leandro Del Gaudio

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Ha ragionato da donna, da madre e da vedova. E ha chiesto di costituirsi nel giudizio aperto un anno fa per definire la ripartizione dell’eredità di famiglia, «in surrogazione del contumace» Luca Materazzo. Ottava sezione civile del Tribunale di Napoli, la strategia di Elena Grande - vedova di Vittorio Materazzo, ingegnere ucciso lo scorso novembre sotto casa - guarda decisamente avanti. Un’istanza che attende la risposta da parte dei giudice Petitti, nel corso di un procedimento che ha visto convocati nella stessa aula di giustizia - anche se su posizioni diverse - i sei fratelli Materazzo, vale a dire i sei figli di Lucio, l’imprenditore morto a luglio del 2013. 

Un processo aperto su istanza di Roberta e Serena Materazzo (le due «attrici») a metà del 2016 e che vedeva tra i «convenuti» gli altri quattro eredi di Lucio, tra cui Vittorio (ucciso lo scorso novembre) e lo stesso Luca, il più piccolo dei sei fratelli, indicato dal gip D’Urso come responsabile delle 40 e passa coltellate che uccisero l’ingegnere 51enne.
 

Due vicende, quella penale e quella civile, destinate a rimanere intrecciate, almeno alla luce della dialettica che si sta sviluppando tra fratelli ed eredi per la ripartizione dei beni che furono della famiglia di Lucio Materazzo. 
Ed è in questa partita che non passa inosservata la mossa di Elena Grande. Già costituita in giudizio per sè e in rappresentanza dei figli minori (orfani dell’ingegnere ucciso), la vedova Materazzo chiede di costituirsi ora anche «in surrogazione del contumace Luca Materazzo». 

Ma a che titolo viene inoltrata questa richiesta? Si parte da un dato di fatto: sin dall’inizio di questo procedimento, Luca non è mai comparso tra i convenuti, risultando formalmente contumace. Stando all’interpretazione che va per la maggiore, i suoi diritti di erede sarebbero intatti (diritti esercitati di fatto negli anni successivi alla morte di Lucio), anche se una decisione finale in merito spetta solo al giudice del Tribunale civile. 

Ed è in questo scenario che si muove Elena Grande. Difesa dagli avvocati Egidio Paolucci e Alessandra Limatola, la donna ha presentato la sua richiesta in surroga di Luca. Scrivono i legali: «Prima di tutto bisogna evitare che il presente procedimento di divisione risulti viziato dalla esclusione della posizione del contumace; ma anche per preservare il patrimonio del signor Luca Materazzo, affinché lo stesso possa garantire il credito che la comparente (unitamente ai propri figli) potrebbe, eventualmente, vantare a titolo di risarcimento danni patrimoniali, biologici e morali, ovviamente qualora fossero confermati i fatti che sono attualmente oggetto di indagine penale per l’omicidio dell’ingegner Vittorio Materazzo».

Diciassette pagine, tutte improntate all’insegna dei principi cardine della civiltà giuridica, che fa leva attorno all’avverbio «eventualmente», in attesa di una sentenza definitiva sulla storia del delitto di via Maria Cristina di Savoia. Non è detto che sia stato Luca - è la sintesi del ragionamento offerto ai giudici - ma in attesa di una risposta sul piano penale, arriva l’asso calato ieri mattina dinanzi al giudice civile, con la richiesta di costituzione in giudizio «in surrogazione del contumace». 

Vicenda complessa, sullo sfondo si avverte il rischio che lo stesso Luca Materazzo possa essere dichiarato decaduto dai diritti di erede, con una decisione che rimetterebbe in gioco la sua quota anche in favore delle altre quattro sorelle Materazzo che, dal canto loro, si affidano alle decisioni del giudice.


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Mercoledì 13 Settembre 2017, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 22:40
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