Buoni libro, lo sfogo dei bimbi:
«A Scampia si studia sulle fotocopie»

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di Giuliana Covella

Martin e Miriam (i nomi sono di fantasia) hanno 11 e 12 anni e ogni giorno percorrono chilometri per raggiungere la scuola. Un sacrificio che si aggiunge ai tanti che i loro genitori compiono per permettere ai figli di avere un'istruzione. Ma da quest'anno c'è una spesa in più da fronteggiare: il vertiginoso aumento dei testi scolastici. Un ostacolo che la famigliola che abita nel campo di Cupa Perillo (posto sotto sequestro dallo scorso luglio dopo un incendio) deve affrontare con una maggiore pressione, dato che i buoni libro per l'acquisto dei volumi destinati alle fasce deboli non sono ancora arrivati. Di questi giorni, anzi di queste ore, è la polemica sollevata dal ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, che accusa i Comuni: «c'erano tutti i tempi per mettersi in regola. Ora si faccia presto». Sarebbero 13mila gli studenti campani rimasti - a metà anno scolastico - senza libri perché i fondi sono stati erogati dal Miur ma le cedole per l'acquisto ancora no. Un ritardo che ha, ovviamente, penalizzato le tante famiglie meno abbienti a cui quei buoni sono destinati. Tra queste ci sono soprattutto quelle che risiedono nelle periferie come Scampìa, come i due fratellini rom che da quest'anno sono costretti a fare a meno dei libri, perché i loro genitori sono impossibilitati ad acquistarli. «La spesa per i testi - fanno sapere dall'associazione Chi rom e chi no - è diventata per loro troppo alta da sostenere. Parliamo di cifre che si aggirano intorno ai 400 euro a bambino e, chiaramente, i genitori che si arrangiano con lavori saltuari (per lo più nel commercio e nel settore dei servizi alla persona) non riescono a farsene carico».

A farne le spese, di conseguenza, sono i due bambini che a metà dell'anno scolastico hanno dovuto accontentarsi di fotocopie fatte dai libri prestati loro dai compagni di classe oppure delle pagine dei testi inviate dagli insegnanti sia a loro che ad altri alunni disagiati tramite chat whatsapp. Sfiduciati tuttavia i genitori dei due piccoli nomadi che, per ovvi motivi (dopo l'incendio del campo di Cupa Perillo, dove vivono da oltre vent'anni), preferiscono mantenere l'anonimato. I costi per l'acquisto dei libri di testo dei loro due figlioletti vanno infatti ad aggiungersi alle spese accessorie per tutto il resto: zaini, grembiuli o divise, materiale didattico, ticket e libretti sanitari. «Come facciamo - si chiede inoltre il papà - a far studiare i nostri figli a casa senza un computer? Oggi la nuova didattica ha visto i vecchi dizionari soppiantati dai pc, ma per chi non ce l'ha come si fa?».

Ciò significa che i bambini nemmeno una ricerca possono svolgere a casa, ossia nel campo dove vivono. La pratica delle fotocopie o di intere pagine di libri diffuse a tappeto tramite whatsapp è quella adottata dalla maggior parte delle famiglie in difficoltà che vivono nelle periferia nord. Come testimonia anche Rosalba Rotondo, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo Ilaria Alpi-Carlo Levi: «C'è chi li fotocopia o chi li compra con grossi sacrifici in attesa del rimborso. O ancora chi utilizza i testi che gli vengono donati dagli stessi insegnanti a cui resta qualche copia-saggio dei librai. Ma bisognerebbe fare un lavoro pregresso per non trovarci in difficoltà - spiega la preside - Già dal primo quadrimestre io chiedo ai miei docenti di consegnarmi una griglia con i nomi degli alunni che non hanno potuto acquistare i libri. Così abbiamo scelto come intervenire per sopperire al disagio di tante famiglie».

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Mercoledì 14 Febbraio 2018, 10:33 - Ultimo aggiornamento: 14-02-2018 10:54
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