Tutto il cibo e il vino da leggere
Food&Book in vetrina a Montecatini

di Luciano Pignataro

Nel romanzo dell'esordiente Filippo Nicosia il protagonista è un giovane cuoco; gli investigatori dell'ultimo noir di Roberto Riccardi trovano pace solo rintanandosi in un ristorante romano; Ketti Magni racconta di un Gioachino Rossini che con méstola e pentole realizza manicaretti come fossero composizioni musicali. E poi ricettari, saggi e ricerche storiche sulla cucina in tempo di guerra, sull'economia agricola, sulla biodiversità in campagna, su diete e mode alimentari, sui frutti dimenticati. A parlare saranno studiosi, imprenditori del calibro di Oscar Farinetti e chef superstellati come Andrea Berton. Tutto questo alla quinta edizione di Food&Book, il festival dedicato appunto a libri&cibo, a Montecatini Terme da venerdì 13 a lunedì 16.
Il fitto calendario organizzato dai direttori Carlo Ottaviano e Sergio Auricchio si apre con l'incontro di circa 500 studenti da tutta Italia con due grandi maestri della cucina, Aimo e Nadia Moroni, e si chiude con Federico Moccia che svelerà le sue passioni a tavola. Nel mezzo oltre 50 presentazioni di libri. I produttori e i cuochi spiega Giuseppe Bellandi, sindaco di Montecatini sono artisti capaci di affascinarci con le loro produzioni e le loro ricette, vere opere d'arte.
Proprio come scrittori e narratori che ci trasmettono storia, tradizioni e cultura, parlando della più semplice ed essenziale delle nostre attività, il mangiare. Ma attenzione ammonisce Roberto Riccardi che presenterà il suo ultimo romanzo La notte della rabbia (Einaudi) - il libro è cibo per la mente e, come il cibo, un libro può avere diversi sapori ma non deve assolutamente essere indigesto''. Non mancano i veri assaggi, iniziando il venerdì col campionato nazionale dei salami e proseguendo il sabato con la degustazioni di vini più imponente mai organizzata in Italia: sotto il colonnato liberty delle Terme Tettuccio oltre mille etichette selezionate da Slow Food per la guida Slow Wine 2018. La domenica il mercato con circa 150 Presìdi Slow Food. Durante la pausa pranzo, ogni giorno verrà proposto un primo diverso: dal risotto alla Rossini, agli scialatielli ischitani, alle fettuccine Alfredo, nate per le nozze di Mary Pickford con Douglas Fairbanks, argomento di un libro che sarà presentato in anteprima nazionale. In calendario anche giochi per i bambini e appuntamenti curiosi come la Corsa dei Camerieri per le strade del centro, sul modello di quella storica parigina, o impegnativi come il Corso d'aggiornamento professionale per giornalisti enogastronomici e il workshop organizzato dall'Associazione nazionale presidi sull'importanza della formazione all'estero. Infine lunedì la grande assemblea nazionale dell'Alleanza dei cuochi che vede assieme chef e rappresentanti dei Presìdi Slow Food, cioè chi fa gastronomia di qualita e chi lavora la terra.
 
Lunedì 9 Ottobre 2017, 17:20 - Ultimo aggiornamento: 09-10-2017 18:07
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2017-10-10 10:29:24
STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note "fettuccine all'Alfredo" (“Fettuccine Alfredo”). Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi). Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”. Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi. Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decise di trasferirsi in un locale in via della scrofa a Roma, ove aprì il suo primo ristorante che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia. Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. il sito web di Il Vero Alfredo). Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità). Un aneddoto della vita di mio nonno. Alfredo fu un grande amico di Ettore Petrolini, che conobbe nei primi anni del 1900 in un incontro tra ragazzi del quartiere Trastevere (tra cui mio nonno) e ragazzi del Quartiere Monti (tra cui Petrolini). Fu proprio Petrolini che un giorno, già attore famoso, andando a trovare l’amico Alfredo, dopo averlo abbracciato, gli disse "Alfré adesso famme vede che sai fa". Alfredo dopo essersi esibito nel suo tipico "show" che lo vedeva mischiare le fettuccine fumanti con le sue posate d'oro davanti ai clienti, si avvicinò al suo amico Ettore che commentò "meno male che non hai fatto l'attore perché posto per tutti e due nun c'era" e consigliò ad Alfredo di tappezzare le pareti del ristorante con le sue foto insieme ai clienti più famosi. Anche ciò fa parte del cuore della bella tradizione di famiglia che continuo a rendere sempre viva con affetto ed entusiasmo. Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono e sono fuori dal mio brand di famiglia. Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale. Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti Ines Di Lelio

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