Scoppia il caso Galbani: «Pubblicità ingannevole con la pizza surgelata»

di Cristina Cennamo

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Pubblicità ingannevole. È questa l'accusa mossa alla Galbani dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, dopo aver visto la campagna con cui l'azienda promuove un suo prodotto surgelato. 

Dopo che la vera pizza napoletana è divenuta patrimonio dell’Unesco, infatti, quella della pizza riscaldata nel fornetto appare ancor di più un'offesa alla cucina soprattutto se, come nel caso delle immagini proposte dalla suddetta pubblictà, quella esposta non è la pizza tradizionale napoletana.

«La Galbani – denunciano il consigliere regionale e il portavoce campano del Sole che Ride Vincenzo Peretti  – ha realizzato in queste ore una pubblicità in cui rivendica il titolo di patrimonio Unesco, senza neanche specificare che è per l’arte dei pizzaioli napoletani e non per la pizza in generale ad aver ottenuto il riconoscimento, addirittura per la pizza surgelata. Si tratta palesemente di pubblicità ingannevole. Una vera e propria truffa ai danni dei consumatori, dei pizzaioli, dei napoletani e dell’Unesco. La pizza surgelata contro cui non abbiamo nulla non ha ricevuto alcun riconoscimento perchè tra l’altro si tratta di una attività di tipo industriale e non artigianale. Per queste ragioni abbiamo deciso di denunciare la nota azienda e la invitiamo subito a ritirare questa pubblicità. Per questo è indispensabile ripartire da subito con la denominazione comunitaria Pizza Napoletana STG (Specialità Tradizionale Garantita) per fare in modo che le pizzerie iscritte all’indicazione geografica tutelino l’originale ricetta e la qualità di un prodotto tipico che con l’abilità del pizzaiuolo diventa un prodotto esclusivo napoletano e soprattutto senza inganno per il consumatore».



Insomma, anche una società forte come la Galbani avrebbe inteso, stando a quanto affermato dai Verdi, cavalcare l'onda del successo della pizza napoletana, ma lo ha fatto nel modo sbagliato.

Non è infatti contro la pizza surgelata che si scagliano i puristi della pizza, come mai si sono scagliati contro le innumerevoli ricette e versioni che in ogni angolo del mondo si sono discostate dalla ricetta tipica.  

«Non abbiamo alcun problema con l’industria della pizza surgelata – spiega anzi il pizzaiolo Gino Sorbillo  – anzi abbiamo anche difeso il loro insediamento a Benevento. Sarebbe difficile però immaginare la sostituzione di un pizzaiuolo napoletano con una catena industrialuzzata automatica di lavorazione del prodotto. Sappiamo benissimo che il termine pizza si potrà continuare a vendere associato a qualsiasi prodotto, fresco o surgelato, cotto in forno a legna, gas o elettrico e fatto con farina, lievito ed acqua ma associare l’arte del pizzaiolo napoletano con l’industria del surgelato è scorretto e non degno di una grande azienda come la Galbani».

Insomma, se la campagna è nuova la polemica è vecchia: va bene innovare o realizzare prodotti similari, ma che non li si definisca «pizza napoletana tradizionale». 

Ed anche il presidente dell’associazione “vera pizza napoletana” Antonio Pace, dopo aver visto sui social la campagna pubblicitaria con cui l'azienda  ha iniziato a promuovere un suo prodotto surgelato raffigurante un pizza con scritta  Unesco,   ha immediatamente chiamato e incaricato  l’avvocato Angelo Pisani per la tutela giudiziale del ruolo, attività artigianale, immagine, storia e dignità delll’arte dei pizzaioli napoletani, così come riconosciuta dall’Unesco e da non confondere con la pizza Unesco che non esiste se non per scorretti ed ingiustificati fini commerciali e di convocare in tribunale per il risarcimento dei danni i responsabili di ogni azione e spot ingannevole e strumentale in danno dei pizzaioli, della vera pizza e dei consumatori .
 
«La Galbani - denuncia  Pisani - ha superato la Nestle che ha ideato la produzione industriale di pizze congelate con l’aiuto finanziario  della regione campania,  realizzando in queste ore una pubblicità in cui vanta e pubblicizza il titolo di patrimonio Unesco, senza neanche specificare che è per l’arte dei pizzaioli napoletani e non per la pizza in generale ad aver ottenuto il riconoscimento, addirittura per la pizza surgelata. Si tratta palesemente di pubblicità ingannevole. Una vera e propria truffa ai danni dei consumatori, dei pizzaioli, dei napoletani e anche dell’Unesco che sicuramente dovrà intervenire per stoppare sfruttamento ai fini pubblicitari e speculativi del noto titolo. La pizza surgelata  non ha ricevuto e non potrà mai ricevere alcun riconoscimento Unesco, perchè tra l’altro si tratta di una attività di tipo industriale e non artigianale che mai e poi mai può associarsi a tale riconoscimento ed alla tradizione artigianale dei pizzaioli napoletani che dovranno esser risarciti per tutti i danni e violazioni perpetrate anche in loro danno. Per queste ragioni abbiamo deciso di denunciare chiunque sfrutti arbitrariamente e speculativamente il titolo Unesco unito alla pizza napoletana e non rispetti la legge ed oltre  diffidare la galbani e chiunque altro a ritirare subito tali pubblicità stiamo preparando migliaia di azioni risarciitorie a tutela di tutti i diritti e titoli dei veri pizzaioli napoletani. Quanto sta accadendo ed i tentativi di speculazione e sfruttamento di vanti e tradizioni napoletane rendono indispensabile la denominazione comunitaria Pizza Napoletana STG (Specialità Tradizionale Garantita) per la tutela dell’arte e  dell’originale ricetta e  qualità di un prodotto tipico che con l’abilità del pizzaiuolo diventa un prodotto esclusivo napoletano e soprattutto senza inganno per il consumatore confuso e furviato dalle multinazionali industriali campioni nel marketing  e pubblicità ingannevole di cui risponderanno in tribunale».
Martedì 12 Dicembre 2017, 18:49 - Ultimo aggiornamento: 13-12-2017 09:38
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