Enzo Crivella, il Cilento in un gelato
il coraggio di restare a casa

di Luciano Pignataro

Si dice che ci voglia coraggio per lasciare la propria terra. Vero, ma dopo che quasi tutti se ne sono andati ce ne vuole molto di più a restare e, soprattutto, continuando a crederci. Questa è la storia di Enzo Crivella, classe 1950, il più grande animatore gastronomico che il Cilento abbia mai avuto. A Torraca ha lanciato la sua ultima idea, quella dell'Accademia della Cucina Contadina, un ritorno al passato in un momento in cui gli chef sono più venerati di un chirurgo plastico.
Una storia che ha le radici in un chiosco, lo stesso che potete vedere ancora oggi nel bel lungomare di Sapri, il paese diventato famoso per lo sbarco di Pisacane nel 1857, l'ultimo della Campania prima di entrare in Basilicata. Qui il padre di Enzo si mise a fare i gelati negli anni 50, allora il Cilento somigliava molto alle coste dell'Africa settentrionale, le donne sempre coperte, spiagge deserte anche d'estate. Un Paradiso paesaggistico che tale è rimasto anche dopo l'alluvione turistica iniziata negli anni 70 e che in questa stagione rinnova i suoi fasti migliori.
Enzo Crivella non si rassegna a fare il mestiere del padre. Curioso, estroverso, ha sempre creduto nella ricchezza del Cilento, una miniera a cielo aperto nel senso letterale del termine: basti pensare alle praterie di lavanda sul Monte Bulgheria, di zafferano sul Gelbison, ai tartufi bianchi rivenduti altrove solo per citare tre prodotti di alto valore aggiunto.
L'aggancio è Slow Food. Anzi, Arcigola come si chiamava all'atto della sua fondazione negli anni 80. Enzo è uno dei primi ad aderire, tra i pionieri di un movimento che all'epoca della rucola con il parmigiano e delle pennette alla vodka e salmone parlava di melanzane, zucchine, pomodori.
Il tratto caratteristico di Enzo è la sua generosità e il suo disinteresse verso i soldi. Ha sempre dato consigli, aperto locali, pensando a quelli che erano i contenuti giusti e non al profitto. Alcuni, come sempre succede a chi realizza di continuo delle cose belle, se ne sono approfittati, tanti lo amano per la sua passione nel raccontarti il formaggio di un contadino, la cioccolata di Modica, il thè di una regione indiana, i panettoni di un maestro pasticciere. E in effetti la sua Chocolatera, aperta proprio davanti al chiosco storico, è un punto di incontro per chiunque passa da queste parti. Non c'è nessuno che non si sia fermato a fare quattro chiacchiere per sedersi nelle comodo poltrone. Enzo pur restando tutta la sua vita a Sapri ha sempre avuto la capacità di aggiornarsi, anche quando non esisteva Facebook e bisognava girare per conoscere le tendenze.
Ma alla fine la vera modernità del Cilento è restare se stesso, dal cannolo cilentano con ricotta di capra e miele, ai dolci con i fichi bianchi, alle paste fresche, ai salumi, ai vini. Un laboratorio continuo di biodiversità che la politica locale non sempre ha saputo sfruttare, distratta per almeno vent'anni dalle licenze edilizie e dalle facili speculazioni che regalano subito profitto e regalie.
«Ho 67 anni - dice Enzo - ma non mi sono mai sentito giovane come in questo periodo, pieno di programmi e di cose da fare. Abbiamo resistito per tanti anni in solitudine durante l'inverno e nelle estati che non partivano come si deve. Anche quando tutto era pieno da noi si boccheggiava. Quest'anno sembrano tornati i vecchi tempi. Speriamo che tutti comprendano che si può lavorare qui quasi tutto l'anno con le ricchezze che abbiamo». Enzo è leader, è un riferimento per i resistenti. Ma è soprattutto un amico di ama la propria terra e ha avuto il coraggio di non andarsene.
 
Domenica 6 Agosto 2017, 19:30 - Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 00:00
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