Pensioni, cambia poco con il nuovo calcolo della speranza di vita

Tra le novità in tema di previdenza che il governo presenterà in Parlamento (con il via libera di Cisl e Uil ma non della Cgil) c'è anche un diverso meccanismo di calcolo per l'adeguamento dei requisiti pensionistici alla variazione della speranza di vita. La nuova formula sarà applicata a partire dal 2021 mentre nel 2019 - a parte le 15 categorie per le quali è prevista la deroga - scatterà l'aumento di cinque mesi che porta tra l'altro l'età della vecchiaia a 67 anni.

​La novità più rilevante è la scelta di tenere conto anche di eventuali riduzioni della speranza di vita, che saranno riassorbite (ovvero sottratte)  con gli aumenti successivi. Quanto alla formula vera e propria, la differenza sta nel fatto che la variazione sarà misurata tra la media del biennio di riferimento e quella del biennio precedente, invece che tra i valori di fine periodo. Obiettivo dichiarato, attutire gli sbalzi tra un anno e l'altro.

​Era già previsto per legge che dal 2021 l'adeguamento avvenisse ogni due anni e non più ogni tre: il nuovo meccanismo dunque potrà essere concretamente valutato solo in futuro. Ma cosa sarebbe successo applicando il sistema delle medie ai precedenti scatti triennali del 2016 e del 2019? Sostanzialmente non ci sarebbero state differenze. L'incremento complessivo della speranza di vita (usando i dati "grezzi" dell'Istat arrotondati a tre decimali) risulta addirittura superiore se si confrontano le medie. Procedendo invece con arrotondamenti ad un decimale, come indicato dalla legge, viene fuori un aumento della speranza di vita di 0,4 per il 2016 e di 0,3 per il 2019, ovvero di 5 e 4 mesi, in totale 9. Con il sistema applicato finora c'era stato invece un incremento prima di 4 e poi di 5 mesi, in tutto sempre 9. Vuol dire che si sarebbe arrivati comunque ai 67 anni, ma passando per un rialzo più brusco (a 66 anni e 8 mesi) nel 2016, e poi per uno leggermente più morbido.

​L'emendamento annunciato dal governo prevede inoltre un tetto massimo di tre mesi per ogni adeguamento: se la variazione della speranza di vita fosse maggiore i mesi in eccedenza sarebbero riassorbiti in seguito. Ma questa clausola non sembra destinata a incidere molto, visto che nelle stesse previsioni di medio-lungo periodo della Ragioneria generale dello Stato sono sempre ipotizzati per i bienni futuri scatti di due mesi, salvo che nel 2021 quando sarebbero appunto tre.
Mercoledì 22 Novembre 2017, 12:18 - Ultimo aggiornamento: 22-11-2017 18:04
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