Ludovico da Casoria, un santo attento alla diffusione della Carità a mezzo stampa

di Donatella Trotta

Giuseppe Palmisciano è uno studioso e docente 41enne di Poggiomarino corteggiato dalla politica ma che – forte di una formazione con duplice laurea, in Scienze politiche a Salerno e in Storia della Chiesa alla Gregoriana di Roma – ha scelto invece con determinazione di dedicare la sua ancora giovane vita principalmente alla ricerca storiografica: orientata dall’ispirazione cristiana e da un’attenzione particolare al Mezzogiorno, e non solo. Dopo aver insegnato Storia contemporanea nelle università statali di Viterbo e Bari, e Storia delle costituzioni dell’Ottocento alla “Federico II” di Napoli, e aver pubblicato saggi sul cattolicesimo politico napoletano dall’età giolittiana all’Italia repubblicana e sull’Università di Napoli nell’età della Restaurazione, brillante comunicatore iscritto all’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi), attualmente Palmisciano insegna Storia della Chiesa moderna e contemporanea presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (sezione San Tommaso): non stupisce pertanto l’irrituale dedica che ha voluto apporre al suo ultimo saggio, intitolato “La Carità” di Ludovico da Casoria. Chiesa, cultura e movimento cattolico a Napoli dopo l’Unità d’Italia, edito da Il Pozzo di Giacobbe nella collana “Oi christianoi” diretta da Sergio Tanzarella.

La dedica del volume recita infatti: «Alla Chiesa e alla Città di Napoli, terra di santi, poeti e artisti, non di mercenari e camorristi». Una esplicita (e provocatoria) presa di posizione dello studioso contro stereotipi e pregiudizi che – oggi come in passato – gravano sull’immagine di una terra complessa e contraddittoria, ricchissima non soltanto di ombre, ma pure di luci. La traiettoria spesso carsica di tanti “cristiani nascosti” sta a confermarlo: per questo Palmisciano ha deciso di approfondire, in un corposo saggio di 360 pagine, la vicenda biografica di san Ludovico da Casoria, forse non a caso primo santo napoletano del pontificato di Papa Francesco, accanto alla rivista da lui tenacemente voluta, «La Carità», emblematica di una “questione cattolica napoletana” molto più articolata di quanto i cliché imperanti di un modello di cattolicesimo napoletano permeato di cultura antirisorgimentale, imbevuto di legittimismo borbonico e intransigenza filo papale, lascino intendere.

Sotto la lente di ingrandimento dell’autore, nel volume, non c’è così “soltanto” il carisma, l’attualità profetica e il ruolo di un santo dell’Ottocento napoletano il cui profilo viene debitamente contestualizzato, quanto anche l’analisi del periodico «La Carità» all’interno del panorama della stampa cattolica liberale italiana, e della Chiesa di Napoli del tempo, in un contesto ancora esacerbato dalle polemiche tra Stato e Chiesa negli anni immediatamente postunitari e dalla perdita di Napoli del ruolo di capitale. Un contesto nel quale la rivista di padre Ludovico diventa ben presto – sottolinea Palmisciano - «l’espressione più qualificata di una cultura cattolica sempre più influenzata dagli stimoli dell’incontro tra liberalismo non anticlericale e cattolicesimo non antinazionale: il periodico ospita infatti articoli di Capecelatro, Campello della Spina, Cantù, Cenni, Conti, Dupanloup, Persico». Questa cultura, sempre più attenta e sensibile ai cenacoli e alla stampa italiana che privilegiavano la coraggiosa scelta di una progressiva conciliazione tra liberali e cattolici, favorì secondo Palmisciano la maturazione di un movimento cattolico che anche a Napoli si avviò speditamente nel percorso dell’impegno sociale e politico.

«L’avvento del pontificato di Leone XIII e la sconfitta irreversibile della corrente intransigente con l’enciclica “Immortale Dei” – prosegue lo studioso -  valorizzarono ancor più le sensibilità culturali del periodico “La Carità”, ormai diventato la voce più autorevole a Napoli di un cattolicesimo autenticamente nazionale, il quale con l’enciclica “Aeterni Patris” si impegna attivamente nella lotta anti-hegeliana ed anti-positivista, per la costruzione di una filosofia compiutamente cristiana attraverso l’evoluzione di un tomismo non più reazionario e chiuso agli influssi e al confronto con la modernità». Di questi temi si parlerà a Napoli, lunedì 30 aprile alle ore 17.30, nel Salone del Mandato dell’Arciconfraternita dei Pellegrini (via Portamedina 41, accesso dal cortile dell’Ospedale dei Pellegrini), nell’ambito delle celebrazioni per il 440esimo anniversario dell’Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti (1578-2018). All’incontro, presieduto dall’Arcivescovo Metropolita di Napoli cardinale Crescenzio Sepe e introdotto dal Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini Vincenzo Galgano, interverranno, con l’autore, monsignor Giuseppe Giudice, Vescovo di Nocera I–Sarno, Delegato Educazione Cattolica, Scuola e Università della Conferenza Episcopale Campana; don Tonino Palmese, Vicario Episcopale Carità e Giustizia, Presidente Fondazione P.O.L.I.S., Preposito dell’Arciconfraternita dei Pellegrini e consulente ecclesiastico dell’Ucsi Campania; Raffaele Cananzi , già Presidente Nazionale di Azione Cattolica e Giuseppe Acocella, dell’Università “Federico II” di Napoli, coordinati dal giornalista Angelo Cirasa.
Sabato 28 Aprile 2018, 23:00
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