World Press Photo, vince il fotografo turco Burhan Ozbilici

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Il fotografo turco Burhan Ozbilici, dell’agenzia Associated Press, ha vinto il World Press Photo (Wpp), il riconoscimento più importante del mondo per la fotografia.
 

La foto vincitrice del premio mostra Mevlüt Mert Altıntaş, un agente 22enne con la pistola in mano e il braccio sinistro alzato subito dopo aver ucciso l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, il 19 dicembre 2016 ad Ankara a una mostra d’arte.



 
Lunedì 13 Febbraio 2017, 12:09 - Ultimo aggiornamento: 14-02-2017 15:35
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2 di 2 commenti presenti
2017-02-14 13:31:05
...le contrapposizioni umane vuoi per diretti interessi pratici, vuoi per interessi ideologici, esistevano ed esisteranno. Riguardo al "lupo", credo che si preferisca offrirgli a periodi una pecora in "sacrificio", piuttosto che faccia eventuali razzie nel gregge, e ( mi ) sembra un'attuale forma diversa di "pizzo": sacrifichi uno per "salvarne" ( dubbio ) cento!
2017-02-13 19:27:51
Cappuccetto Rosso: Es war einmal ein kleines Mädchen, c’era una volta una bambina, così cominciano le favole ma questa foto racconta una favola al contrario, racconta della crisi politica ed economica dell’Europa come continente anche se tale crisi parte dall’economia e dai sub-prime americani, di Lehman Brothers: era una banca Usa e il mondo è mutato molto velocemente, si potrebbe dire che tra ideologie comuniste e liberali il mondo possedeva comunque una struttura e con il neo-liberalismo ha fatto credere a un modello politico-economico generale, per tutti e si arrivava a pensare alla fine storica delle ideologie. Come la foto del miliziano di Robert Capa, questa foto invece riporta un conflitto interno e internazionale nel nome di un Islam estremista che rimette in forse non solo l’occidente ma il mondo intero, racconta una guerra civile non spagnola come la foto di Capa ma interna alla Siria e ad ogni paese e racconta infine le interpretazioni delle ideologie religiose come campo di battaglia: non sono più i fratelli Grimm, il lupo cattivo c’è ancora

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