Addio a Mario Guida, la cultura
nella Saletta Rossa

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di Pietro Gargano

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La Saletta Rossa è ancora più vuota, sotto un drappo a lutto. Ha lasciato questo mondo Mario Guida, 84 anni, decano dei librai napoletani, anzi un libraio-editore come si diceva ai tempi in cui la cultura non era in via di estinzione. Poco meno di un anno fa se n'era andato il fratello Raffaele, quello di via Merliani. Tocca al nipote Diego l'impegno di un'eredità con tante lettere e pochi zeri.

Mario se ne è andato davanti a scaffali desolatamente vuoti, l'alta bottega di Port'Alba aveva chiuso nel dicembre del 2014, giacché non era più possibile reggere la crisi. Era triste vedere volumi cruciali messi in svendita sulle bancarelle esterne e all'interno dei locali.

Nato a Napoli il 7 settembre 1932, era nipote e figlio d'arte. Il nonno Alfredo aveva creato la libreria e, nel 1920, la casa editrice. Mancano tre anni al centenario, Mario non ha fatto in tempo e celebrarlo. Tutto ruotava attorno a Port'Alba, nella città storica, a pochi passi dalle tracce millenarie. Guida fu presto un nome importante, una calamita per gli autori. Stampò e ristampò opere di Raffaele Viviani, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo. A vent'anni, non ancora laureato in giurisprudenza, Mario già impazziva per il profumo della carta. Però non si limitò ad avanzare su passi sicuri e familiari. Inventò percorsi nuovi. Fu un pioniere in Italia nella lettura pubblica di libri nuovi e degli incontri con scrittori di fama mondiale.

Nacque così il mito della Saletta Rossa, frequentata dai napoletani curiosi di tutto e dagli intellettuali a quel tempo vivaci. Avviò l'impresa con l'aiuto di pochi amaci e compagni di scuola, in testa l'idea di una libreria aperta, di un luogo di scambio di sapere ed esperienze, quasi uno specchio aggiornato dell'identità culturale dei napoletani. Dal 1963 al 1978 nella Saletta Rossa vennero i grandi, da Ungaretti a Montale, da Eco ai profeti della poesia beat Ginsberg e Kerouac scortati dall'immancabile Pivano, da Argan a Barthes, da Moravia a Pasolini, da Sanguineti a Sciascia. E i geni del luogo Domenico Rea, Michele Prisco, Luigi Compagnone. C'era una densa concentrazione di fosforo.

La Saletta Rossa si differenziò da altri punti di incontro nazionali, simili solo all'apparenza. Aveva un qualcosa di sacro, poiché inseguiva con laica fede un'utopia. La modernità, il guardare in avanti, partivano dalla rilettura del passato, del ricordo non nostalgico di bellezze antiche. E finiva per arrivare a rivendicare attenzione per il Sud sempre più trascurato. C'è una traiettoria esemplare in questo cammino partito da Napoli per aprirsi al mondo. Tradizione, d'accordo, ma a patto di rinnovarla, di adeguarla al mutare dei tempi senza però cadere nella volgarità del danaro su tutto.

Tutto ciò avveniva tanto tempo prima della Feltrinelli e di Mondadori, prima dei libri in vendita accanto ai detersivi e alle conserve di pomodoro nei megamercati. L'elenco di autori celebri passati per la Saletta Rossa serve pure a dire che Napoli ha straordinari primati dimenticati, avendo la memoria debole su fatti determinanti ma implacabile su problemi minimi quotidiani.

Ovviamente, non fu solamente Saletta Rossa. Mario Guida trasformò una azienda familiare in un'impresa con oltre settanta dipendenti, negozi nelle province campane, altri in franchising da Ariano Irpino a Frosinone. L'holding col gusto della bottega artigiana, tocchi di mano ed elettronica. Ebbe un'idea moderna della cultura, ossia si adoperò per gli utili e non disdegnò finanziamenti pubblici, però nello stesso tempo tentò di difenderne l'aspetto più puro, battendosi per la diffusione del libro nel Mezzogiorno e nelle scuole. Era convinto che il lettore o nasce tra i banchi o è perduto per sempre. Perciò alla vendita dei testi scolastici, voce numero uno del bilancio, partecipava in prima persona, gli impiegati in giacca e cravatta, lui in maniche di camicia. Muovendosi su questo solco assunse la guida dei librai napoletani è pubblicò un bollettino intitolato «Guida ai libri». Creò nel 1990, l'associazione Amici del Libro, aperta soprattutto ai giovani e a un vasto territorio, con incontri perfino nelle fabbriche, negli ospedali e nelle carceri. Era stato tra i primi in Italia, alla fine degli anni 60, a stampare una collana di tascabili. Lottò, e non solo per interesse personale, affinché la libreria di Port'Alba fosse messa sotto tutela dello Stato e dichiarata «bene culturale». Avvenne nel 1983.

C'è un ultimo volume di Guida che meriterebbe di essere letto e riletto da tutti per sapere veramente cos'è stata la Saletta Rossa. È quello, rilegato in cuoio, in cui Mario a ogni evento chiedeva ai presenti di lasciare un pensiero e una firma. Lì ci sono tracce anche di chi vi scrive queste righe dolenti. Mario aveva mille doti ma non quella della prodigalità. Avendo con lui discusso per qualche libro edito e per qualche altro rimasto nei progetti, esprimevo affettuosa protesta lasciando la dedica tormentosa «Al mio amore Arpagone», l'avaro di Molière. Puntualmente fingeva di arrabbiarsi. Ora scriverei: «Organizza incontri di lettura, lassù. Buon viaggio».
 
Mercoledì 1 Marzo 2017, 09:23 - Ultimo aggiornamento: 01-03-2017 13:03


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