Cpl Concordia, assolti l'ex manager Casari e due dipendenti: condannati i due imprenditori

di Leandro Del Gaudio e Mary Liguori

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Il Tribunale di Napoli Nord ha assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» l'ex vertice della Cpl Concordia Roberto Casari e due dipendenti dello stesso colosso delle coop emiliane, Giulio Lancia e Giuseppe Cinquanta, dall'accusa di aver stretto rapporti con i Casalesi ai tempi della metanizzazione dell'Agro Aversano. Difeso dai penalisti Luigi Chiappero e Luigi Sena, Casari aveva sempre battuto sulla estraneità della sua azienda alle accuse del pentito Iovine. Sono stati invece condannati i due imprenditori Antonio Piccolo e Claudio Schiavone.

Stando a quanto emerge dal dispositivo, la Cpl Concordia non ha stretto rapporti con la camorra, o comunque la Procura di Napoli non è riuscita a dimostrare la concretezza della propria tesi. Diverso invece il destino degli altri due imputati. I due imprenditori Piccolo e Schiavone sono stati condannati a dieci e sei anni per legami con i Casalesi.

Per uno di loro il collegio presieduto da Francesco Chiaromonte ha modificato il capo. Schiavone era imputato per associazione per delinquere di stampo mafioso, ma è stato condannato per concorso esterno. E' difeso dagli avvocati Paolo Trofino e Giuseppe Stellato, il tribunale ha disposto anche il dissequestro dei suoi beni. La difesa ha già inoltrato istanza per ottenere la scarcerazione.   

Soddisfazione è stata espressa dall'ex direttore generale della Cpl Concordia, Cinquanta, difeso dai penalisti Arturo e Enrico Frojo. È l'avvocato Arturo Frojo (candidato al consiglio dell'ordine e vicepresidente uscente) a dichiarare: «Va ricordata l'ingiusta detenzione sofferta dal mio assistito, che ha trascorso un mese in cella e quattro ai domiciliari, di fronte a una soluzione investigativa che oggi si rivela quanto meno precipitosa».

«Siamo soddisfatti della sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Il Tribunale ha riconosciuto che nessun accordo la Cpl Concordia ha fatto con i camorristi, nè che alcun ruolo nell'esecuzione di questo fantasioso accordo ha avuto l'ingegnere Lancia, responsabile di quei lavori eseguiti nel Bacino Campania 30. La sentenza scrive una pagina di evidente verità, restituendo agli imputati assolti piena onorabilità e riconoscendo loro il merito di aver portato un po' di benessere in un territorio molto difficile del Paese, con la realizzazione del metanodotto», osserva l'avvocato Bruno La Rosa, difensore di Giulio Lancia. «In questi anni l'ingegnere Lancia, pur passando in questa vicenda da testimone ad imputato, non ha mai mancato di confidare nei magistrati che lo giudicavano», ha concluso.

«Torno dalla mia famiglia e dai miei concittadini di Concordia, soddisfatto che la giustizia abbia emesso questa sentenza che solleva me, la cooperativa e i soci da un'accusa così infamante». Ha detto Roberto Casari, presente oggi in aula, che è stato assistito dagli avvocati Luigi Sena, Luigi Chiappero e Stefania Nubile (Grande Stevens). Il Tribunale di Napoli Nord ha riconosciuto la totale estraneità dell'allora presidente di Cpl Concordia (Casari si è dimesso il 31 gennaio 2015 per l'inchiesta dopo averla guidata da quando aveva 22 anni) dalla contestata ipotesi di concorso esterno all'associazione camorristica dei Casalesi nell'ambito dei lavori per la metanizzazione dell'Agro Aversano. «Ringrazio il Tribunale - ha concluso Casari - perché ha voluto comprendere come sono andati realmente i fatti; con la sentenza di assoluzione riconosce che io e la cooperativa che ho avuto l'onore di guidare per 42 anni abbiamo sempre agito con correttezza e non abbiamo stretto alcun rapporto con la camorra». 

 
Venerdì 13 Ottobre 2017, 14:23 - Ultimo aggiornamento: 13-10-2017 19:09
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