Camorra, scarcerato Zagaria jr
presto liberi anche altri boss

di ​Marilù Musto

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«Esci, è ora». Lui aveva segnato i giorni che mancavano alla scarcerazione sul calendario della cella. L’invito ad uscire del poliziotto della penitenziaria di Sulmona non era affatto un errore. Non quella volta. Carmine Zagaria, il quarto fratello del capoclan dei Casalesi, l’ergastolano Michele «capastorta», è tornato in libertà nel fine settimana. Ha scontato sei anni e mezzo di reclusione, a fronte di una condanna a otto anni per associazione mafiosa, grazie alla detrazione di pena per il buon comportamento. Nel suo caso, le assoluzioni hanno pesato più delle condanne. Perché Carmine Zagaria è stato assolto dai giudici tre volte su quattro. Assolto per l'estorsione all'imprenditore Battaglia; assolto per l'estorsione alla Pi.ca costruzioni di Modena, assolto anche nel processo Jambo 1. Non è però mai stato inserito nell'inchiesta sul monopolio dei carburanti dei Cosentino dove sono stati condannati invece Antonio e Pasquale sulla base anche delle dichiarazioni del teste principale, Luigi Gallo. Carmine non è mai stato incluso nel processo. 

Quarantanove anni, sposato con figli e una passione per le bufale, Carmine Zagaria ha sempre investito il denaro nel settore agroalimentare oltre che nel cemento. Venne persino denunciato dai carabinieri perché nell’azienda agricola di Cancello ed Arnone «rubava» energia elettrica dai pali della luce pubblica. Finito in carcere nel 2010, scarcerato e poi riarrestato nel 2011, il quartogenito della numerosa famiglia Zagaria ieri non è tornato a Casapesenna, nel paese-fortino che ha nascosto il fratello Michele per 16 lunghi anni di latitanza. Lì, dove la magistratura ha sequestrato tutte le ville a schiera di via don Salvatore Vitale. Nè a Cancello ed Arnone.
È residente ora a Sa Marcellino, poco più in là, accanto ai suoceri. «Non ne so nulla, cosa c’entriamo noi con Zagaria?», risponde il sindaco di San Marcellino, Anacleto Colombiano. «Ora più che mai siamo al sicuro perché dopo tanta attesa è stata aperta la caserma dei carabinieri». «Siamo preoccupati», dice invece Gianni Solino di Libera. Proprio dai militari di San Marcellino, Carmine Zagaria dovrà recarsi ogni giorno per firmare. È sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di residenza. Ma con Carmine Zagaria sono tornati in libertà anche sei esponenti di spicco del clan. Primo fra tutti, Aldo Nobis, considerato «devoto» esecutore degli ordini di Michele Zagaria e suo presunto «gancio» nel nord Italia. Nobis era l’imprenditore edile che investiva a L’Aquila tra una puntata a poker e un lancio di dadi nella casa da gioco di Ca’Vendramin Calergi. E il gruppo dei Casalesi, fazione Zagaria, ora, potrebbe rimettersi in sesto anche con le scarcerazioni di affiliati agli Schiavone risalenti a qualche giorno fa: da Romolo Corvino, braccio destro del figlio di Francesco Schiavone «Sandokan», Carmine, a Bartolomeo Cacciapuoti, delfino del primogenito Nicola, ergastolano pure lui. Come il padre e forse anche peggio. Nicola Schiavone, il mese scorso, ha scritto un’istanza ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere per chiedere, nei termini di legge (sta per laurearsi in Giurisprudenza) l’eliminazione del 41bis. Richiesta rigettata. 

Liberi da pochi giorni anche Bernardo Ciervo e Giovanni Della Corte, gruppo Schiavone. E da gennaio è tornato a Casal di Principe Luigi Bianco, arrestato con l’operazione Spartacus Reset, ora sottoposto a sorveglianza speciale. Antenne alzate alla Dda di Napoli, con il pool di magistrati composto da Alessandro D’Alessio, Maurizio Giordano, Fabrizio Vanorio e Luigi Landolfi.

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Lunedì 20 Marzo 2017, 08:27 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2017 17:01
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