Camorra, si pente Schiavone jr:
voleva uccidere Cafiero De Raho

di Mary Liguori

Otto anni di carcere duro possono piegare anche il più duro dei rampolli di una dinastia di irriducibili camorristi. Se hai solo 39 anni, due figli adolescenti e la prospettiva di una vita dietro le sbarre, se ti impediscono anche il solo contatto fisico con i tuoi bambini, se registrano ogni tua parola detta a colloquio con tua moglie e con tua madre, allora puoi decidere di scrivere una lettera di resa. È partita via posta venti giorni fa la missiva che significa bandiera bianca, volontà di cambiar vita. Firma in calce, quella di Nicola Schiavone, figlio primogenito del capoclan Francesco «Sandokan». Due settimane fa, i magistrati della Dda di Napoli - Vincenzo Ranieri, Arlomede e Fabrizio Vanorio del pool dell'aggiunto Luigi Frunzio - hanno chiuso la partita del casalese contro lo Stato, con il primo dei due verbali finora redatti con le confessioni del giovane capoclan stroncato dall'arresto del 2010, proprio mentre gli dava la caccia nientemeno che Michele Zagaria. Pentimento di alto livello sotto il profilo simbolico, dall'utilità ancora tutta da verificare. È stato un feroce assassino, Schiavone jr, che in cella al 41bis sta scontando l'ergastolo per un triplice omicidio e che si è preso una condanna in secondo grado al fine pena mai anche per un quarto delitto di camorra. È stato per un breve tempo a capo della fazione di famiglia del clan dei Casalesi, ma non ha mai assurto il ruolo di vertice perché a osteggiarlo ci fu Zagaria in persona che, su imprenditori soci e appalti, pretendeva l'esclusiva. Eppure l'astro nascente della malavita casertana potrebbe riferire di storie interessanti, di contatti economici e interessi in Emilia Romagna e all'estero.
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Giovedì 26 Luglio 2018, 08:00
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