Aborti clandestini nella clinica degli orrori, le intercettazioni choc del “doctor”: «Tira fuori tutto»

La clinica abusiva
di ​Mary Liguori

  • 10
È una telefonata inquietante quella che colloca nel perimetro della bestialità quanto scoperto dai carabinieri nel corso dell’indagine «Erode» che ha portato all’arresto di un nigeriano che ha praticato decine di aborti clandestini a ragazze vittime della tratta e costrette a prostituirsi. Aveva delle aiutanti, il «doctor», al secolo Friday Ewunoragbon. Una di loro lo chiama nel bel mezzo di un intervento che sta eseguendo nell’ambulatorio sequestrato ieri. «Non è uscito tutto, che devo fare?», si riferisce al feto evidentemente del tutto impreparata all’intervento che sta eseguendo. L’uomo le risponde di estrarlo «tutto», «tiralo fuori», la incita per telefono. Il rischio, d’altronde, è una setticemia che in casi di degrado di questo tipo significa morte. E lo scopo del «macellaio» è portare a termine l’aborto tenendo in vita la ragazza. Ma non è una questione di coscienza. La donna costretta a interrompere la gravidanza è proprietà di una madame, il che significa che è in mano alla mafia nigeriana. Da ieri il macellaio è in carcere. Inquietante tutto ciò che lo riguarda, a partire dalla doppia vita che conduceva. La mattina aiutava le massaie con le borse della spesa, la notte praticava aborti clandestini in un ambulatorio abusivo a San Cipriano d’Aversa, nel Casertano. D’altronde la mafia nera obbliga i propri luogotenenti a una vita apparentemente misera, in modo da non attirare l’attenzione.

Le sue «clienti» sono le africane vittime della tratta di esseri umani che foraggia l’insaziabile richiesta di prostitute destinate ai marciapiedi d’Italia, ma anche dei Paesi del nord Europa. Al centro, la terra di nessuno del Litorale Domitio, crocevia per i trafficanti di ragazze che da Benin City dirottano centinaia di giovani inconsapevoli in Italia, attraverso la Libia. Nelle centinaia di case abusive che costellano il Litorale vige la legge del più forte e la mafia nera da tempo convive con quelle locali occupandosi di traffico di esseri umani, prostituzione e droga. Di recente il governo ha nominato un commissario straordinario per Castel Volturno, ma è chiaro che serve ben altro per debellare una situazione di illegalità che persiste da almeno trent’anni e dove la presenza dello Stato si manifesta con 31 carabinieri e 37 poliziotti.

Il «doctor» è stato fermato ieri dai carabinieri a Castel Volturno mentre prendeva lezioni di scuola guida. È solo un ingranaggio dell’immensa macchina che ruota intorno alle ragazze. Il suo compito è quello di farle abortire quando rimangono incinte. Contattato dalle madame, le riceve nell’ambulatorio clandestino. Lì dentro, quando sono arrivati i carabinieri, erano rinchiuse due giovani di colore. Entrambe avevano da poco subito un aborto senza anestesia. Una di loro, nonostante fosse stata sottoposta a pratiche macabre, è riuscita miracolosamente a tenere il bambino. Ora è ricoverata e sotto protezione. L’altra è in una casa di accoglienza e ha già iniziato a collaborare con le autorità spalancando una finestra sull’orrida vita che è stata costretta a condurre dal momento in cui la madame l’ha presa in carico in Italia.

Il fermato, soprannominato «doctor» Friday, 51 anni, è in Italia da venti anni con regolare permesso di soggiorno. Parla l’italiano e di mattina elemosina qualche spicciolo davanti ai supermercati dove aiuta le massaie a portare le borse della spesa. La sera diventa un mostro. Veste il camice di macellaio e fa abortire giovani connazionali contro la loro volontà. La sua tariffa è di 300 euro se usa solo i medicinali, ma sale a 2500 euro se la gravidanza è oltre i tre mesi e bisogna ricorrere a un intervento chirurgico. Quei soldi, stando alle intercettazioni al centro del fermo spiccato dal pm Mariangela Condello, vengono pagati dalle madame. Per loro le ragazze sono merce e anche un solo giorno lontane dalla strada significa perdere soldi. 

Ogni vittima della tratta deve mettere insieme 30mila euro per ricomprare la propria libertà. Per questo motivo, le giovani che si ritrovano incinte perché costrette a rapporti sessuali non protetti, vengono obbligate ad abortire. E qui entra in scena Friday il «doctor». In meno di un mese sono sei i casi accertati, ma la lista delle madame che si rivolgono a lui è molto lunga e va oltre il Litorale Domitio. Una delle due giovani salvate ieri proveniva da Roma. Nel giro della prostituzione gestita dalla mafia nigeriana a livello nazionale, quella di Friday Ewunoragbon è una figura di riferimento per la pratica degli aborti clandestini. Domani si terrà l’udienza di convalida del fermo spiccato dopo le indagini dei carabinieri della compagnia di Mondragone, diretti dal capitano Luca Iannotti e dal tenente Lorenzo Galizia. L’operazione «Erode» però non è ancora conclusa perché a breve potrebbe arrivare una nuova delega d’indagine: è caccia alle madame, fondamentale anello di giuntura tra i capimafia a Benin City e i luogotenenti nigeriani che operano in Italia.

Le «mami», ex prostitute che si sono riscattate prostituendosi per anni, costringono le ragazze alla strada e al silenzio, sottoponendole a spaventosi riti wodoo e minacciando, in caso di ribellione, ripercussioni sulle loro famiglie d’origine in Africa. Le madame stringono il giogo che tiene in schiavitù centinaia di ragazze anche minorenni e quando si presenta una gravidanza indesiderata «risolvono» il problema. Ma da ieri il loro «doctor» è in cella.
 
Giovedì 12 Ottobre 2017, 19:39 - Ultimo aggiornamento: 12-10-2017 19:56
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP