Emigrazione, così il Sud perde le menti migliori

Benevento - C’è stato un tempo in Italia in cui si emigrava con la valigia di cartone in cerca di lavoro e opportunità, come nel dopoguerra. C’è stata un’epoca e c’è ancora, a tenerle insieme il filo rosso che attraversa le tappe della nostra storia, testimoniate dalle foto in bianco e nero dei bastimenti carichi di emigranti e oggi dalle più moderne istantanee della nuova fuga di cervelli in hd. Dall’emigrazione delle «braccia» a quella delle «menti», ma i numeri restano quasi pari: ieri come oggi gli italiani che lasciano il Paese sono circa 250mila l’anno. Lo conferma il «Dossier Statistico Immigrazione 2017», se n’è parlato ieri al dipartimento Demm dell’Unisannio nel convegno «L’emigrazione di ieri e di oggi - il ruolo del sistema paese tra crisi economica e assenza di ascensori sociali» promosso in sinergia con l’Asmef.  In apertura dei lavori, moderati dal responsabile della redazione di Benevento de «Il Mattino», Franco Buononato, è intervenuto il rettore dell’Unisannio, Filippo de Rossi, con l’idea che l’università si muova come agente culturale. Poi la relazione della professoressa del Demm Vittoria Ferrandino, prima dell’intervento del sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Attesa anche per la relazione di Salvo Iavarone, presidente dell’Asmef «il vero dramma è che per 50 laureati che vanno in Europa uno solo fa il viaggio al contrario».  Quindi l’introduzione di Valeria Vaiano, direttrice dell’Asmef, che ha fatto il punto sui profili degli esperti e rilanciato il suo impegno sul tema, oltre alle ampie relazioni di Giuseppe Moricola, dell’università di Napoli «L’Orientale», sull’emigrazione tra affari e opportunità; Francesco Vespasiano, cattedra di Sociologia Demm, sui fattori competenze e formazione; Massimo Squillante, prorettore e «matematico» dell’Unisannio, che ha tracciato invece la rete delle attività sul tema. Benedetto Coccia, dell’Istituto di studi politici «San Pio V» di Roma, ha snocciolato anche una serie di dati su scala europea mentre in collegamento via Skype dal Cern di Ginevra è intervenuto il fisico e professore Antonio Ereditato, che ha parlato di «canali bidirezionali» come ponte tra i centri di alta specializzazione e la mobilità verso l’estero. In chiusura Franco Pittau, del Centro studi Idos, ha rilanciato la visione degli immigrati come «grande risorsa» mentre Giovanni De Vita, del Ministero degli Affari Esteri, ha introdotto i meccanismi di risposta dei servizi consolari, «che stiamo cercando di ottimizzare». Quindi le conclusioni affidate a Fabio Porta, presidente del Comitato permanente Italiani nel mondo e promozione del sistema Paese, della III Commissione Affari esteri. Ha raccontato la sua esperienza, oggi in Brasile: «Siamo una nazione che ha una grande storia di emigrazione, il fenomeno sociale più importante: molti Paesi senza tutto questo non sarebbero gli stessi. Se noi sapremo accompagnare i flussi in modo che la mobilità sia circolare, dando risposte come “sistema Italia”, si trasformeranno in un valore aggiunto».
 
Martedì 7 Novembre 2017, 09:49 - Ultimo aggiornamento: 6 Novembre, 20:55
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP