Avellino, a scuola nei container trentasette anni dopo il terremoto

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di Gigi Di Fiore

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Fa un po’ strano sentire, alla vigilia del 23 novembre, che in città potrebbero ricomparire i prefabbricati. A 37 anni dal terremoto, nella città simbolo del sisma del 1980 e capoluogo di un’area con i più alti parametri di pericolosità tellurica, dove c’è il grande parcheggio in via Piave potrebbero installarsi in 3 mesi delle strutture di emergenza. Stavolta, non per ospitare sfollati di case crollate, ma per dare la possibilità ai 1219 studenti dello storico liceo scientifico «Pasquale Stanislao Mancini», sequestrato 19 giorni fa dalla Procura, di avere classi, banchi e locali sicuri in un’unica sede dove poter seguire le lezioni. È l'ultima idea, partorita dal sindaco Paolo Foti con il prefetto Maria Tirone e la possibile adesione della Protezione civile.
Un'idea per la nuova emergenza, in una città dove, subito dopo la tragedia di 37 anni fa, sei nuovi edifici scolastici vennero tutti realizzati in quella che viene chiamata l'area del Campus, un centinaio di metri in via Morelli e Silvati, strada che va verso lo stadio nella contrada Baccanico. Sono pochi metri, dove si concentra quasi la metà delle scuole avellinesi. Spiegano all'assessorato all'Edilizia scolastica della Provincia, dove il dirigente Giovanni Micera è assente per malattia: «Abbiamo in gestione la manutenzione di 58 plessi nell'intera provincia. Di questi, 18 sono ad Avellino città. Siamo alle prese con continue rincorse a normative anti-sismiche che si rinnovano».

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Mercoledì 22 Novembre 2017, 08:58 - Ultimo aggiornamento: 23-11-2017 06:53
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