Da Napoli la stretta contro le babygang, il Csm alle Camere: «Arresti più facili»

di Leandro Del Gaudio

  • 133
Passa all'unanimità la risoluzione sull'emergenza minori a Napoli. Un lungo applauso al termine del plenum straordinario del Consiglio superiore della magistratura in trasferta a Napoli, a chiudere un'istruttoria iniziata mesi fa, sotto i colpi di stese, agguati, omicidi di camorra, atti di bullismo o violenza fine a se stessa, consumati da minori. Ha spiegato il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, al termine dei lavori napoletani: «Se dopo questa iniziativa, salveremo un solo giovane saremo soddisfatti». A partire da oggi il documento (frutto di una iniziativa del presidente della sesta commissione Paola Balducci e dei tre membri togati napoletani Antonelo Ardituro, Lucio Aschettino e Francesco Cananzi) sarà all'attenzione del capo dei presidenti di Camera e Senato, di vertici del governo e degli enti locali. Sala Arengario del Tribunale di Napoli, tocca ai consiglieri motivare un documento che punta ad incidere. Tutti insistono sulla necessità di superare la condizione di impunità che consente ai minori di sfuggire al carcere, anche dopo essersi macchiati di fatti gravissimi. Spiega il consigliere Ardituro: «Bisogna ridimensionare l'approccio buonista e garantire l'effettività della pena. Un giovane di 16 o 17 anni ha le idee chiare. Dobbiamo dire a questi ragazzi che hanno sempre la possibilità di scegliere. Chi è in condizioni disperate e sceglie il bene va tutelato, chi sceglie il male va sanzionato». Insomma, il Csm chiede al Parlamento meno vincoli e meno discrezionalità negli arresti dei minori, a differenza di quanto accade oggi (mesi fa, il figlio di un boss di San Giovanni venne rilasciato su decisione di un magistrato dei minori, nonostante fosse armato e avesse opposto resistenza al termine di un lungo inseguimento). Ne è convinto anche il procuratore generale Luigi Riello: «Fermezza e recupero non sono termini configgenti ma si devono coniugare tra loro. Deve essere consentito l'arresto di un minorenne armato che consuma reati gravi». Quanto alla possibilità di sospendere la potestà genitoriale, il pg Riello chiarisce: «Non si tratta di una deportazione di massa, ma di casi estremi, adottati in presenza di bambini messi a confezionare droga, a inalare stupefacenti. Così lo Stato interviene a salvarli non a punirli». Parere favorevole sulla possibilità di introdurre modifiche normative per sanzionare con maggiore rigore anche i minori da parte del presidente di Corte di Appello Giuseppe De Carolis, che ricorda anche l'importanza della prevenzione, anzi, del lavoro di prevenzione condotto dalle istituzioni scolastiche sul territorio.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Mercoledì 12 Settembre 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 12-09-2018 14:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP