In graduatoria per una casa, tetraplegico aspetta da 28 anni: «Mi hanno negato un diritto»

di Giuliana Covella

«Noi non vogliamo nulla, se non quello che è un diritto di mio figlio. Vogliamo sapere che fine ha fatto e a chi è stata assegnata la casa che gli spettava». Patrizia Carusio, casalinga di 60 anni, è la madre di Pasquale Fernandez, 35 anni, tetraplegico dalla nascita, che abita al Rione Monterosa di Scampìa. «Mio figlio è invalido al cento per cento - spiega la donna - la sua malattia lo costringe su una sedia a rotelle (che qualche mese fa gli hanno peraltro rubato sotto casa), deambula con accompagnamento e percepisce una indennità di invalidità di circa 800 euro al mese, ma il fatto è che sia io che mio marito, che ha 65 anni, non abbiamo un’occupazione fissa e paghiamo un fitto di 500 euro mensili». Da qui i problemi della famiglia e il paradosso di un alloggio popolare destinato al giovane disabile ma di fatto mai assegnato.

Cosa è accaduto in realtà? Pasquale era andato di persona alcuni anni fa a consegnare la domanda per l’assegnazione di un alloggio popolare, per la precisione nel 1990 e nel 2011. «Andò in un Caf - racconta la madre - e presentò la documentazione richiesta. Poi tre anni fa un nostro parente, recandosi nella sede dell’ufficio comunale di sant’Eligio, scoprì per caso, scorrendo le graduatorie, che Pasquale risultava tredicesimo nella graduatoria del ’90 e cinquantunesimo in quella del 2011». Tutto è rimasto fermo fino allo scorso 14 giugno, quando mamma Patrizia si è recata nella sede dello Iacp (Istituto autonomo case popolari) per chiedere spiegazioni: «Mi hanno risposto di chiedere al Comune di appartenenza, ossia alla Municipalità, ma anche in quel caso non abbiamo sciolto il mistero e mio figlio è ancora in attesa di un alloggio che, nonostante sia un un suo diritto, continua ad essergli negato».
Mercoledì 12 Settembre 2018, 15:24 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 08:33
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