Ferlaino-Boldoni, la sentenza
di divorzio arriva 16 anni dopo

di Pietro Gargano

4
  • 119
Un matrimonio non finisce mai tra applausi, baci e abbracci. Lascia una scia amara. Perciò chiediamo scusa se raccontiamo qualche frammento della vita di Corrado Ferlaino e Patrizia Boldoni proprio oggi, nel giorno del loro divorzio. Lo facciamo perché insieme hanno inciso sulle vicende cittadine, e non solo per quanto riguarda il gioco del pallone. Lo facciamo anche perché dalla loro unione, a fine dicembre del 1977, è nata Francesca, eccellenza napoletana, gloria dell’università di Innsbruck, ricercatrice della fisica quantistica, Premio Antonio Feltrinelli dopo una serie di riconoscimenti in Austria. Quando si conobbero, l’ingegnere Ferlaino aveva due sì falliti alle spalle. Non era più un pilota di Ferrari e altri bolidi, né un produttore di film di insuccesso, come quello sul Che Guevara. Faceva affari e gestiva il Napoli del calcio, preso con uno stratagemma da Achille Lauro. Un uomo ruvido e timido, non certo un Humphrey Bogart. Eppure lei, che rassomigliava a Laureen Bacall, con quel viso intrigante fra due ali di capelli, se ne innamorò, lo sposò, ne condivise ogni battito. Forse la scintilla brillò dal cozzo di opposti o forse fu alimentata dal comune amore per la storia di Napoli. Ferlaino si sentiva un re Borbone redivivo, Patrizia quei re li studiava.

IL PROFILO
Lui spiccio di modi, lei raffinata e due volta laureata. La prima volta con Biagio De Giovanni, il maestro prediletto, grazie a una tesi su Marx ed Engels. Patrizia ce l’aveva col professore Giuseppe Galasso, perché era l’unico che non aveva aggiunto la lode al 110, sostenendo che la pronuncia dei nomi spagnoli non era perfetta. Studiando studiando, la giovane donna si esaltò davanti al Decennio Francese - con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat re di Napoli - e si innamorò di Napoleone. Soprattutto gradì le sue leggi in difesa delle donne. Cominciò a collezionare cimeli dell’imperatore, statuine, lettere, pipe. Una traccia è rimasta nello stemma del Napoli, con la N maiuscola di Napoleone su un borbonico campo tutto azzurro. La vita cambiò. Lady Ferlaino fu adottata dal popolo, omaggiata come fosse una principessa. Le era proibito pagare dovunque, dal fruttivendolo, dal salumiere, dal fioraio, Sempre concreta, Patrizia Boldoni contribuì a fare del Napoli un’azienda, oltre che una squadra di calcio. Aprì a potenti e a intellettuali i salotti della casa napoletana e della caprese Villa Mura, rilevata dal principe Filippo d’Assia, marito della sventurata Mafalda di Savoia. Le amabili conversazioni favorivano i buoni affari di famiglia.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Mercoledì 12 Settembre 2018, 23:00 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 07:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
4 di 4 commenti presenti
2018-09-13 11:39:04
Immagino che la non perfetta pronuncia dello spagnolo sia stato causa anche degli oltre due milioni di debito con l’erario fino a pignoramento di stipendio allo Scabec....Ah che guaio non sapere bene le lingue...
2018-09-13 10:46:19
Per pagare gli alimenti le cederà un giocatore.
2018-09-13 08:45:30
questa è la magistratura che "qualcuno" vuole che sia al di sopra di tutto e di tutti compresi gli eletti degli italiani(i politici) il vero contrappeso sarebbe quello che a giudicare i magistrati dovrebbe essere una commissione composta da politici.
2018-09-13 08:35:18
Descrizione fiabesca lontana mille miglia dalla realtà ...

QUICKMAP