Luciano Pignataro

50TopPizza, vince chi fa e comunica
non chi pensa e scrive sciocchezze

di Luciano Pignataro
Il riscontro della seconda edizione di 50TopPizza, la guida on line delle pizzerie italiane, è stato enorme, dall’Australia al Sud America, da New York a Tokyo, da Napoli alla Sardegna, non c’è media che non ne abbia parlato. La classifica più odiata dagli uffici stampa farlocchi, quelli che assicurano ingressi in guide specializzate e comprano like sui social, ha dalla sua un segreto elementare che funziona: le visite in anonimato e paganti. E sappiamo come in un pizzeria fa molta differenza essere o meno riconosciuto, soprattutto quando per mangiare una pizza devi fare una fila di un’ora. Circa cento ispettori sparsi in giro per l’Italia votano, mangiano e pagano come clienti normali.
Questo vuol dire che anche gli sponsor nulla possono e il loro interesse nel sostenere il progetto è soprattutto nella visibilità mondiale che ne ricavano più che fare il piccolo favore a un loro cliente. Dovrebbero essere queste le regole, ma purtroppo in Italia, complice la crisi dell’editoria e la mancanza di creatività, si è andato progressivamente in una deriva nella quale chi scrive è sempre più vicino a chi viene valutato.
Un pappa e ciccia che tiene in secondo piano il cliente finale e il lettore. Che proprio per questo si affida, per muoversi, ad altri strumenti come le recensioni du TripAdvisor e su Facebook.
50TopPizza è il tentativo, sinora riuscito, di ripristinare le regole base della critica enogastronomica perché ha proprio il lettore come interlocutore privilegiato. Questa impostazione da fastidio non solo agli uffici stampa farlocchi che curano i rapporti con associazioni ed editori invece di migliorare la comunicazione come scorciatoia verso il cliente, ma anche a chi, non essendo sicuro di se, pensa che premi e riconoscimenti vadano comprati direttamente o indirettamente attraverso i fornitori.
E’ questa zona grigia che ha guardato con fastidio alle prime due edizioni di questa guida, su Facebook abbiamo letto cose veramente assurde, come la tifoseria scatenata di un pizzaiolo a cui l’autorità sanitaria aveva chiuso la pizzeria perché non in regola (ma “è bravissimo”) o al pianto greco di chi, avendo perso qualche posizione si è disperato (“allora la mia pizza non è buona”). O alla faccia tosta di chi si è rivolto a qualche sponsor dopo inviti seriali ai curatori che, non soddisfatto, dice "tanto questa classifica non conta nulla". Forse farà bene a leggersi i 500 e passa articoli pubblicati in tutte le lingue degli ultimi cinque giorni prima di scrivere idiozie. Com'è? Vulpe appetebat uvam...
Ancora non si è capito, o si fa finta di non capire, che si parla di pizzerie e non di pizza e l'osservazione "c'è scritto 50TopPizza e non 50TopPizzeria" non sappiamo se definirla infantile, ignorante o ottusa nel mondo della comunicazione in cui si devono usare parole comprensibili a tutti.
La verità è che chi ha perso qualche posizione farebbe bene, invece di fare cattiva figura sui social, ad andare a vedere le nuove aperture che ci sono state negli ultimi dodici mesi, a cominciare da quella di Francesco Martucci a Caserta.
Ormai anche in questo mondo non si può stare fermi, non basta dire "sono nato nell’800" per vantare diritti di primogenitura, il mondo va avanti.
Lo stesso vincitore dello scorso anno, Franco Pepe, non è stato affatto fermo: ha aperto una sala per pochi intimi come un tristellato, ha creato un menu funzionale alla dieta mediterranea, ha fatto formazione.
Domenica 29 Luglio 2018, 09:59
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