Instagram contro i minori, ma creare un account fake è un gioco da ragazzi

di Paolo Travisi

l mondo dei social network alza le misure di sicurezza contro i profili fake. Arriva a bloccarli se si tratta di minori. È quello che sta accadendo in queste ore con Instagram. In Italia spuntano i primi casi, in cui il social, invia avvisi specifici ad account che ritiene usati da under 13. La domanda punta dritto all'età: “hai meno di 13 anni”?

La policy di Instagram infatti, consente l'apertura di un profilo ad utenti che abbiano almeno 13 anni. Se l'utente, ammette con sincerità, di essere più piccolo dell'età consentita, Instagram, cancella l'account e scrive "non sei abbastanza grande per usarlo". Viene data però, la possibilità di scaricare foto e video già condivisi, entro 14 giorni. Ma c'è di più. La politica del social consente all'utente di contestare questa misura restrittiva, nel caso fosse un errore. Una sorta di appello in un processo virtuale, per evitare che si arrivi nelle aule di tribunale.



Nella sezione help di Instagram, in merito all'età minima d'iscrizione, viene precisato: "Se non è possibile verificare che l'età della persona segnalata è inferiore ai 13 anni, potremmo non essere in grado di eseguire alcuna azione sull'account". Niente cancellazione in quel caso, basta rispondere no alla domanda. In realtà questa restrizione, sta generando per contro, un fenomeno opposto. Quello dei fake account, creati dai giovanissimi semplicemente inserendo dati falsi. Si mente cioè sulla propria anagrafica, basta alzare di un po' la propria età ed il gioco è fatto. Ecco allora che si torna su una delle piaghe, che gli ingegneri delle piattaforme social, tentano da anni di contrastare: i profili falsi. Cercando sul web infatti, esistono decine e decine di siti e forum, che offrono consigli e soluzioni per scoprire un finto profili.

Capito il trucco, si raggira il problema e chi gestisce i social può solo rintracciare quei profili creati dai cosiddetti bot, software automatici. Dunque la misura di Instagram, appare più che altro, un tentativo per correre ai ripari dopo lo scandalo Cambridge Analytica e la scelta di Whatsapp di alzare l'età d'iscrizione a 16 anni. La privacy è ormai, l'ago della bilancia per il successo o insuccesso di un business milionario fondato sui dati personali. Appare evidente allora, che a vigilare, meglio di ogni controllore digitale, resta la cara vecchia figura genitoriale.
Sabato 28 Aprile 2018, 14:29 - Ultimo aggiornamento: 2 Maggio, 16:31
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