Pompei, rinvenuta la testa del fuggiasco nel cantiere dei nuovi scavi

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La bocca spalancata nell'annaspo spaventoso della fame d'aria, i denti in gran parte ancora lì duemila anni dopo la tragedia dell'eruzione. A Pompei, annuncia in esclusiva al Forum Ansa il direttore del parco Massimo Osanna, gli archeologi hanno appena ritrovato la testa del fuggiasco zoppo emerso qualche settimana fa dai nuovi scavi nel Vicolo dei Balconi. Ed è un ritrovamento fondamentale, che stravolge la ricostruzione degli ultimi minuti di vita del poveretto.

«Quella bocca così aperta ci dice che la sua morte deve essere stata addirittura più terribile di quello che già avevamo immaginato», spiega, «perché adesso è chiaro che quel povero fuggiasco che si era attardato in strada quando ormai era troppo tardi per salvarsi, non è stato ucciso dallo choc termico, che almeno sarebbe stato istantaneo, è morto soffocato dalle polveri e dalla cenere».

Una fine orrenda, insomma, che oggi fa assomigliare quel povero teschio all'urlo di Munch, materializzazione spaventosa dell'angoscia, anche se il masso di trecento chili che gli ha sfondato il torace, almeno quello, dovrebbe essergli caduto addosso quando era già morto. Teschio e scheletro, in ogni modo, sono stati portati nel laboratorio specialistico di Pompei dove gli esperti del team impegnato nello scavo, li stanno studiando in ogni minimo particolare. E così si capirà precisamente com'è andata. Tutti studi che verranno pubblicati e che in parte saranno già oggetto di un congresso scientifico a breve, ma che intanto «è giusto raccontare al grande pubblico», sostiene Osanna, come farà l'Ansa che con questo forum ha avviato una partnership con la direzione degli Scavi. 
 
 

«Pompei è patrimonio di tutti» e la sua storia deve essere raccontata e condivisa, si accalora il direttore. Tanto più che lo scheletro del fuggiasco e i tanti spettacolari ritrovamenti del vicolo dei balconi, dalle strepitose pareti dipinte con i colori dell'oro e del vino fino al «cumulo di immondizia che ci svelerà nei particolari quello che si cucinava e si mangiava in quegli anni in città», «sono solo l'inizio di una nuova era di scoperte». Osanna ne è certo, anche perché gli scavi partiti con il Grande Progetto Pompei, legati a esigenze di messa in sicurezza, continueranno ora con costanza nel tempo: «Il progetto non si fermerà», assicura il direttore, «non potremo riportare alla luce tutta la parte ancora sepolta, perché si tratta di ben 22 ettari, ma dobbiamo affrontare le 'isolè non scavate nell'800, proseguire è un nostro dovere, anche per sicurezza».

Certo, sarebbe giusto poter lavorare con una squadra stabile di esperti, scelti e assunti direttamente, tanto più che a Pompei i soldi non mancano, il sito incassa da solo anche 30 milioni l'anno. Purtroppo però anche la riforma Franceschini, che pure ha incluso il sito nell'elenco dei musei autonomi, non lo consente: «Abbiamo ottenuto l'autonomia amministrativa e gestionale, ma il personale dipende comunque dal ministero e le assunzioni sono vincolate alle disposizioni per la pubblica amministrazione», spiega Osanna lanciando un appello al ministro della cultura Bonisoli e al nuovo governo. Tant'è, nel sito archeologico campano dove sembrano passati anni luce dagli anni dei catastrofici crolli, la situazione è in continuo miglioramento, anche se tante criticità restano da affrontare. «È un lavoro in progress», allarga le braccia il direttore, presto avremo nuovi bagni e un ristorante con tanto di terrazza sugli scavi nella splendida Casina delle Aquile.

Intanto, dopo il teatro già in scena in queste settimane, si sta per aprire la stagione dei concerti, riprendono le visite al chiaro di luna e a settembre tornano le grandi mostre con gli Etruschi a Pompei. «Antico ma non solo, vogliamo che qui l'arte continui ad essere viva», dice annunciando un nuovo progetto con il Madre di Napoli. L'idea è questa, ribadisce, «nuovi scavi, tanta ricerca scientifica, attenzione massima alla tutela, ma sempre lasciando che il contemporaneo si confronti con l'antico». Con la massima apertura, perché no anche alle sfilate d'alta moda. «In Grecia negarono a Gucci il Partenone, noi non ci scandalizzeremo», dice. Purché si tratti di eventi al top. «Nelle rovine - assicura - niente rinfreschi né foto di nozze».
Giovedì 28 Giugno 2018, 18:53 - Ultimo aggiornamento: 28-06-2018 19:54
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