Web tax, Francia, Germania, Italia e Spagna pronte ad andare avanti da sole per tassare i giganti della rete

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di Marco Conti

dal nostro inviato 

TALLINN - «I singoli paesi non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra loro anche in senso delle cooperazioni rafforzate». Non c’è accordo sulla webtax, tra i Ventotto e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni lo ammette al suo arrivo al vertice Ue sul digitale di Tallinn spiegando che Francia, Germania, Italia e Spagna procederanno comunque. Questo, spiega Gentiloni «è un po' il senso del documento» che i quattro paesi hanno concordato a fine agosto a Parigi e che hanno oggi riproposto qui a Tallinn al vertice sul digitale.

«Noi non possiamo accettare l'idea - ha aggiunto il premier italiano - che il diritto di stabilimento delle imprese per quanto riguarda i giganti del web e le piattaforme sia concepito come nell'era delle imprese” tradizionali “in cui lo stabilimento significava che pagavi le tasse nel posto deve avevi la tua fabbrica», ha affermato Gentiloni, parlando ai giornalisti davanti alla ciminiera dell'ex centrale elettrica di Tallinn ora trasformata in un hub creativo, il “Kultuurikatell”.

«Oggi ci sono alcune di queste grandi piattaforme che ci semplificano la vita e a cui non vogliamo rinunciare per niente al mondo, e che hanno volumi d'affari strepitosi nei nostri Paesi», dove però «magari hanno poche unità di dipendenti e certamente non hanno ciminiere con cui presentarsi», ha continuato il premier. Per questo, ha concluso, sulla webtax «c'è una proposta della Commissione Ue su cui dobbiamo andare avanti e se necessario anche nel senso delle cooperazioni rafforzate» tra i Paesi Ue interessati ad applicarla.
Venerdì 29 Settembre 2017, 12:13 - Ultimo aggiornamento: 30-09-2017 15:14
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