Post cancellati? Ora ci si può appellare a Facebook

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di Alessio Caprodossi

Facebook concede l’appello. Gli iscritti che hanno avuto post o altri singoli elementi eliminati per volontà del social network potranno chiedere un nuovo giudizio con l’opportunità di pubblicare il pensiero originale, a patto che questo superi le maglie dei divieti imposti dal team di Menlo Park. Se finora solo i proprietari di un profilo, di una pagina o di un gruppo chiuso per cause che spaziano dalla nudità all’incitamento all’odio e dalla violenza esplicita al sesso, avevano la possibilità di richiedere una ulteriore analisi al materiale postato in bacheca, d’ora in poi ognuno potrà avanzare ricorso per una immagine, una clip o un testo lasciato sul proprio profilo. 

Dal punto di vista tecnico, agli utenti verrà fornito un pulsante per chiedere una nuova revisione, un passaggio importante questo, poiché l’analisi sarà realizzata da un moderatore umano (niente algoritmi, quindi) entro 24 ore. Il ricorso riguarderà i contenuti non in linea con gli standard di Facebook, che proprio oggi per la prima volta ha pubblicato un documento di 27 pagine per spiegare nel dettaglio cosa è permesso pubblicare e cosa invece non rispetta i limiti previsti (per quest'ultimo caso si intende, per ora, materiale sessuale, violento e a sostegno dell'odio online). 

Nella nota firmata da Monika Bickert, vicepresidente delle politiche globali, si legge che “per individuare i contenuti vietati Facebook utilizza una combinazione tra intelligenza artificiale e segnalazioni delle persone”. Al momento, poi, i moderatori umani del team di Community Operations, sezione attiva 24 ore al giorno per oltre 40 lingue, sono 7.500 dislocate in undici uffici nel mondo ed è a loro che spetta l’ultima verifica prima di stabilire se eliminare un contenuto postato sul social network. 

A proposito di post inappropriati, infine, Facebook ha annunciato di aver monitorato nel primo trimestre dell’anno circa 1,9 milioni di contenuti legati all’Isis e ad Al Qaida, rimuovendone la gran parte e segnalando con un avviso il resto del materiale sospetto. La stessa Bickert ha poi definito nella sua nota cos’è il terrorismo per Facebook: “Qualsiasi organizzazione non governativa che si impegna in atti di violenza premeditati contro persone o proprietà per intimidire una popolazione, un governo o un'organizzazione internazionale al fine di raggiungere un obiettivo politico, religioso o ideologico”. 
Martedì 24 Aprile 2018, 14:47 - Ultimo aggiornamento: 11-05-2018 18:21
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