Immagini più nitide e acquisti in diretta ma la rivoluzione del digitale terrestre sarà a caro prezzo

di Francesco Pacifico

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Il governo spera di guadagnarci almeno 2,5 miliardi di euro con l'asta per le frequenze destinate ai telefonini. I broadcaster temono di doverci rimettere almeno un miliardo in nuove tecnologie con il prossimo switch off. Ma ancora più salato potrebbe essere il conto per i telespettatori: a loro, cambiare gli attuali Tv o decoder, potrebbe costare quasi tre miliardi di euro. Va detto che la decisione la Ue l'ha presa ben tre anni fa, ma soltanto ieri l'Italia e con un emendamento alla Finanziaria che stanzia, visti i numeri generali, appena 100 milioni si è accorta che ben presto dovrà cambiare i decoder per il digitale terrestre. Quelli attuali, dal 2022, non saranno più in grado di trasmettere film, telefilm, partite o show del sabato sera su Rai, Mediaset, La7 o Discovery. 

Nel 2014 la Ue ha infatti deciso che i canali televisivi di tutta Europa dovranno lasciare le frequenze sulla banda dei 700Mhz (che in futuro servirà solo per il passaggio dei dati 4G e 5G per smartphone e tablet) per traslocare sui 500 Mhz. Una banda che ha meno spazio per i canali e per questo costringerà gli editori, da un lato, a condividere i multiplex attuali e, dall'altro, li costringerà a utilizzare una nuova modalità di trasmissione: la T2 con codec HEVC. 
Secondo gli esperti di telecomunicazioni, almeno dieci milioni di televisori sono obsoleti: o perché senza decoder interno o perché dotati di uno strumento che utilizza l'attuale standard DvBT. Di conseguenza bisognerà presto cambiarli, ma stando attenti a non prendere prodotti superati. Infatti la legge impone dal 2016 ai produttori di televisori di mettere in vendita solo device con tecnologia T2, ma la stessa normativa permette ai rivenditori di commercializzare i vecchi apparecchi se abbinati a un decoder DVB-T2. Da mettere in conto anche i soldi per gli antennisti.

Sempre gli esperti ricordano che è difficile pensare a incentivi per la rottamazione, visto che nel 2011 la Ue costrinse l'Italia a restituire il contributo da 150 euro concesso nel 2004. Per la cronaca il T2 HEVC è una tecnologia molto avanzata: le immagini, in MPEG4 e non in MPEG2, saranno più nitide e gli utenti potranno avere una serie di servizi a valore aggiunto come la possibilità di fare scommesse mentre guardano un evento sportivo, di rispondere a un sondaggio o di comprare un prodotto mentre passa la pubblicità. Ma tutto questo costa, costa tantissimo, tanto che le Tv italiane hanno fatto di tutto finora per boicottare il nuovo switch off. Anche perché la legge non permette in fase transitoria di poter trasmettere contemporaneamente sui 700Mhz e sui 500Mhz, il cosiddetto simulcast. Già è facile ipotizzare che fioccheranno i ricorsi dei broadcaster e delle associazioni dei consumatori. Per esempio l'emendamento in Finanziaria dispone anche che l'informazione locale venga convogliata su un solo multiplex in banda UHF, con il 20 per cento della capacità trasmissiva destinata a Rai3, lasciando il restante 80 al resto delle emittenti locali che si impegneranno a realizzare canali di informazione e servizio pubblico. 

Spiega un manager del settore: «Nessuno pensava che sarebbe stata messa in pratica questa follia. Lo dimostra il fatto che soltanto in questi giorni sta prendendo forma al ministero dello Sviluppo la task force per curare lo switch off. In Europa soltanto Francia e Germania sono vicini Questo passaggio è una iattura per tutti. È una iattura per gli editori che con la nuova tecnologia devono cambiare le macchine, i software e persino riposizionare i ripetitori. Le stime più prudenziali sfiorano il miliardo. È una iattura per i telespettatori che dovranno cambiare la tv o i decoder e perdere giornate intere a risintonizzare i canali. È una iattura per la politica, perché gli italiani quando vanno a votare ricordano chi gli ha tolto la tv. Non a caso il governo Berlusconi impose che la transizione durasse sei anni».

Aggiunge Augusto Preta, economista esperto di Media e consulente dell'Agcom: «I broadcaster s'interrogano se vale la pena investire tanti soldi in questa nuova tecnologia, quando nessuno può dire quanti anni durerà ancora la televisione digitale vista la concorrenza del Over The Top come Netflix o Amazon, la migliore qualità del satellite e lo sbarco della fibra che incentiverà l'offerta on demand».

Eppure qualcuno ci guadagna. Intanto lo Stato, che spera di incassare almeno 2,5 miliardi di euro dalle aziende di telefonia, mettendo all'asta le frequenze che si liberano. La Francia, l'unica che finora ha presentato un bando che va in questa direzione, vuole incassare 2,8 miliardi di euro. Ma gli esperti spiegano che Oltrealpe si sono mantenuti cauti sul prezzo finale, perché hanno chiesto alle aziende di Tlc di garantire al sistema alti e costosissimi standard tecnologici. Avranno non pochi benefici i produttori di tv e decoder, che oggi si lamentano che i margini sono molto bassi, visto che per invogliare chi la televisione la vede dal computer hanno deciso di abbassare i prezzi, aumentando le strumentazioni tecnologiche e le app disponibili. Eppoi potrebbero fare bingo le tante piccole Tv oggi in crisi, che nel passaggio dai 700Mhz ai 500Mhz perderanno le frequenze: per loro è previsto un lauto risarcimento. Si parla di una cifra tra i 50 e i 60 milioni di euro, non male per chi oggi fatica a trasmettere tutta la giornata e rischia di portare i libri in tribunale.
Mercoledì 1 Novembre 2017, 13:04 - Ultimo aggiornamento: 01-11-2017 20:31
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