Selfie perfetto, il segreto in un'app: suggerisce dove posizionare la fotocamera

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di Rosita Rijtano

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Il selfie perfetto è per molti un'ossessione: decine e decine di scatti prima di scegliere un'istantanea. Che, a volte, non soddisfa nemmeno le esigenze. Così degli informatici dell'università di Waterloo, in Ontario, Canada, hanno scelto di darci una mano per «imparare l'arte e metterla da parte». Hanno sviluppato un'applicazione per smartphone che aiuta le persone a immortalare il miglior autoscatto possibile. Il segreto sta nell'algoritmo elaborato: suggerisce all'utente dove posizionare la fotocamera del telefonino.

«A differenza di altre app che migliorano la foto una volta scattata, il nostro sistema ti guida passo passo», dice Dan Vogel, professore di informatica dell'ateneo di Waterloo. «In questo modo gli utenti imparano perché la loro foto è migliore». Un affare non da poco considerato che, come puntualizza il ricercatore, i selfie sono ormai diventati un modo di esprimere la propria personalità e condividere esperienze di vita.
 

Per sviluppare l'algoritmo Vogel e il collega Qifan Li hanno acquisito alcune scansioni digitali in 3d di volti. Poi hanno scattato decine di selfie virtuali, controllando una fotocamera - virtuale anch'essa - e luci generate dal computer che gli ha consentito di studiare diverse variabili. Come, ad esempio, la direzione della luce, la posizione e la misura del viso. Infine, hanno fatto valutare le immagini a centinaia di persone attraverso un servizio di crowdsourcing. Basandosi sui risultati, hanno messo a punto il software in grado di guidare «i selfisti» allo scatto impeccabile. O, almeno, di soddisfare i gusti della maggioranza. 

Un'ulteriore prova dell'efficacia del sistema è arrivata in seguito: gli sviluppatori hanno testato l'app facendola utilizzare a dei volontari. La qualità dei loro selfie, valutata pure in questo caso attraverso una votazione online, dicono che sia migliorata del 26 percento. «Siamo solo all'inizio di ciò che è possibile fare. In futuro potremo ampliare le variabili e includerne altre: come il taglio dei capelli, il tipo di sorriso e l'abbigliamento da indossare», conclude Vogel. L'obiettivo è renderci: «belli, belli in modo assurdo». 
Giovedì 3 Agosto 2017, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 03-08-2017 20:06
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