Il reality si ferma a Eboli nella «strada senza tasse»

di Erminia Pellecchia

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Per due giorni sono rimasti in assemblea, chiusi nell'oratorio di San Francesco, fino a quando non hanno raggiunto l'accordo sul triumvirato (Luisa Ruotolo, Antonio Vecchio e Monica Campione) che governerà la piccola comunità - dieci famiglie - racchiusa nel perimetro di vicoli e slarghi tra la chiesa dedicata al Poverello d'Assisi e il museo archeologico di Eboli. Le più determinate sono le donne, bocciato da subito l'affidamento del ruolo di leader a un uomo. Non va proprio giù quel proclama maschilista: «Voi non capite nulla di politica come di calcio». Le telecamere riprendono tutto, ma è come se non ci fossero; qui, a vicolo Arco dei Tredici, si fa sul serio, in gioco è la sopravvivenza di questo sparuto nucleo di residenti che ha accettato, forse senza capire all'inizio a quali sacrifici e disagi sarebbero andati incontro, di partecipare al programma «La strada senza tasse» (lo vedremo a fine novembre in seconda serata su Raitre, narratore Falvio Insinna): «Un vero e proprio esperimento sociale in cui una collettività dovrà autogestirsi per cinque settimane rinunciando ai servizi fondamentali erogati dal Comune, quelli di cui godono pagando le tasse», spiega Simona Ercolani, che ha adattato per l'Italia il format di successo in Danimarca e Gran Bretagna «The Day the government left».

Eccola, energia e gioia di fare che sprizzano da tutti i pori, lo sguardo curioso e la battuta pronta, parlare dell'ultima sfida della società di produzione televisiva e multimediale indipendente Stand By Me, che ha fondato nel 2010, «una factory di giovani creativi ed entusiasti», sorride: «Ci vogliamo bene, sono nati degli amori, nascono tanti bambini e li festeggiamo col fiocco rosa e azzurro». È lei la prima a stupirsi che un «format nato su carta» si sia trasformato in vissuto. Al bando il copione - «per la verità era un canovaccio» - e via «a impaginare di volta in volta il quotidiano che si rivela con accadimenti improvvisi e mutevoli». Non è la prima volta che l'autrice, regista e produttrice romana racconta la gente comune. «Quest'esperienza è diversa», dice, «non c'è stato casting, le famiglie che hanno aderito sono state selezionate dall'amministrazione comunale sulla scorta della nostra indicazione di avere una rappresentanza eterogenea. Ho trovato un campione interessante, ci sono casalinghe, professori, commesse, impiegati, commercianti, single, disoccupati, ragazzi che vanno dagli undici ai vent'anni, pensionati, perfino studenti stranieri. La cosa più stupefacente è che prima che iniziassero le riprese avevano tra di loro poca confidenza, noi siamo stati l'anello aggregante, abbiamo innescato l'orgoglio di fare gruppo per superare l'emergenza. Certo ci sono ancora tensioni, l'assemblea in corso nasce dalla necessità di decidere se fare cassa comune, o risolvere i problemi da soli». Altra sorpresa, la location. «Abbiamo esaminato vari comuni sulla scorta dei dati Anci ed Equitalia, alla fine abbiamo optato per Eboli, per far vedere il Sud sotto un'altra luce. Ha un centro storico bellissimo e cittadini attenti, penso che si può sfatare il luogo comune che Cristo si sia fermato qui. Il nome della strada, poi, è stata la ciliegina sulla torta. Ricorda l'eccidio dei nobili nel Seicento, il popolo insorto contro le ingiuste gabelle. È stata una casualità, purtroppo non sono stata così intelligente da averlo pensato a tavolino».

«Abbiamo spiegato agli abitanti», sottolinea il sindaco Massimo Cariello, «che avranno un piccolo tesoretto pari alle tasse comunali che avrebbero pagato, ma che sarebbero stati privi dell'illuminazione pubblica, della raccolta dei rifiuti, della derattizzazione, della manutenzione della via, dello scuolabus, delle agevolazioni per le attività culturali... avrebbero dovuto fare da soli, rispettando le regole. Altrimenti sarebbero stati sanzionati». La prima multa, infatti, è fioccata subito. «Si sono svegliati già la prima mattina dice la Ercolani immersi nella spazzatura, senza più cassonetti, ognuno ha pensato di disfarsene in modi sicuramente illeciti, ma in buona fede. Ora si sono affidati ad una ditta ed hanno un piccolo impianto di compostaggio, però sono in rosso». La lady delle «Sfide» per citare il nome della sua creatura cult è soddisfatta e da quel vulcano che è annuncia la prossima avventura: «Non abbandono il settore del format, né la battaglia in campo legislativo per incentivare la creatività italiana con norme a tutela; voglio, però, sviluppare il segmento fiction, esportare fiction di qualità all'estero, perché, purtroppo, nel nostro Paese siamo indietro, come autori, come idee. Ho appena scritto un soggetto, ci credo molto. Non voglio dire di più, forse ci saranno degli animali, non dimenticate che sono una gattara».
Lunedì 9 Ottobre 2017, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 09-10-2017 12:48
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