Lutto nel mondo del giornalismo, è morto a 86 anni Aldo Biscardi: inventò «Il processo del Lunedì»

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di Piercarlo Presutti

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L'ultimo paradosso di Biscardi è andarsene nell'anno della sua più grande vittoria, superiore a certi trionfi di audience degli anni Ottanta e Novanta: l'arrivo della tecnologia a supporto degli arbitri nel calcio. Una battaglia che, con i suoi toni tutt'altro che lineari ma certo martellanti, e attraverso un format più imitato della Settimana Enigmistica, quello del Processo, ha condotto per una vita. Che però, televisivamente parlando, è stata molto di più dell'elegia della moviola: tra Sgub veri e falsi, congiuntivi faticosi e vistose tinture di capelli, infatti, il rosso giornalista molisano morto oggi a quasi 87 anni, oltre a risultare il capostipite della commedia dell'arte applicata al pallone, è stato perfetta metafora di buona parte d'Italia di perlomeno un trentennio. 
 
 

«Il vero inventore del calcio parlato» (autodefinizione), creatore del moviolone («me lo chiese perfino il Vaticano per l'attentato al Papa») e di «polemiche che fioccano come nespole». Insomma, con le litigate a comando del suo Processo (quest'anno va in onda l'edizione numero 37, la prima senza la sua presenza in studio), Biscardi ha caratterizzato un'epoca del costume italiano trasformando l'analisi del campionato di calcio in cabaret: un Bagaglino infinito dove però i personaggi sono stati spesso quelli veri e non i sosia. L'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini in collegamento dalla Val Gardena, ad esempio. O Giulio Andreotti: proprio durante un Processo annunciò che Falcao, inseguito dall'Inter, sarebbe rimasto alla Roma. E Berlusconi? Nel pantheon di Biscardi non manca, rivelò che Kakà sarebbe rimasto al Milan e per un po' è stato vero.

Capace d'inventarsi perfino esperto di vela, ai tempi della Coppa America a Valencia, Biscardi in nome della par condicio riuscì ad avere come commentatori tecnici gli onorevoli Massimo D'Alema e Roberto Castelli, appassionati di questo sport. Colpi giornalistici innegabili per i quali Biscardi rispondeva agli ospiti eccellenti con l'immancabile «Denghiu» che a lungo andare gli valse l'ingaggio come testimonial di una scuola d'inglese.

Innumerevoli le sue frasi celebri: da quelle su «dove Baggio giocherà l'anno scorso» e su lui e i suoi collaboratori «inabissati di email», o inseguiti da «uno stormo di piranhas levato in volo sul Rio de la Plata». Quest'ultima, incredibile e però mai smentita, risale al tempo in cui Biscardi era ancora un giornalista della carta stampata e seguiva per Paese Sera, storica testata romana e grande scuola di cronisti, il mondiale del 1978 in Argentina. Era, allora, una prima firma vera: la sua carriera, dopo gli studi a Napoli, era cominciata da giovanissimo proprio in quel Paese Sera, ed era stata segnata positivamente dallo scoop realizzato rivelando che la Roma avrebbe ceduto i suoi «gioielli» Capello, Spinosi e Fausto Landini alla Juventus: un'operazione di mercato che fece scalpore e provocò manifestazioni di protesta nella Capitale. 
 

Il calcio trasformato in farsa tv era per lui però destino e cifra giornalistica: indimenticabili alcuni monologhi di Costantino Rozzi con il conduttore a fare da spalla, un po' Totò e un po' Peppino. Con Luciano Moggi che dettava la scaletta del Processo («ma in pratica io lo prendevo in giro, promettendogli favori e poi mandando in onda esattamente il contrario», puntualizzò Biscardi all'epoca di Calciopoli) e Gianni Brera che duettava con lui dando al pallone l'effetto di letteratura.

Ci fu nei confronti di Biscardi anche un bando decretato dalla Juventus: per anni, su ordine di Boniperti, nessun rappresentante del club bianconero partecipò alle sue trasmissioni dopo le polemiche scatenate al Processo per l'annullamento del gol di Turone nella sfida contro la Roma che assegnò lo scudetto del 1981. Polemiche, verità, menzogne, interventi su commissione: un calderone buono ai tempi d'oro per tenere incollati al video milioni di italiani e che anche con il giornalista molisano ottuagenario e confinato su reti non di prima fila registrava qualche successo di ascolto.

Comunque, qualsiasi sia la valutazione etica che si vuole dare al Biscardi degli studi tv, va detto che si riscattò con sincerità nelle sedi dei processi veri, i tribunali. L'associazione italiana arbitri lo querelò per diffamazione, lui si difese (finendo assolto): «Ma di cosa si offendono? - sostenne - lo sanno tutti che le cose che diciamo al Processo non sono credibili». Applausi.
Domenica 8 Ottobre 2017, 10:04
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5 di 6 commenti presenti
2017-10-08 21:06:55
Almeno è riuscito in tempo a veder realizzato il suo sogno: la moviola in campo (VAR)
2017-10-08 17:06:13
..sicuramente è stato il simbolo dalla TV sportiva giornalistica TRASH degli ultimi trent'anni... parlava uno stranissimo italiano spesso sgrammaticato con una pronuncia dialettale marcatamente molisana ed aveva quella capigliatura di un rosso acceso che lo rendeva simpatico ma..nel contempo comico per non dire ridicolo...nonostante tutto BISCARDI riusciva a fare presa sul pubblico grazie alla forza dei suoi commenti calcistici coloriti ma coerenti ed efficaci anche se a competenza tecnica spesso era poco attendibile... RIP
2017-10-08 13:58:43
con lui è cominciato il declino del calcio italiano e soprattutto con le pagliacciate nelle sue trasmissioni è iniziata l'escalation di violenza tra tifosi!!!
2017-10-08 14:34:30
Vero! Sacrosanto! Ma nessuno lo dirà mai, almeno quest'oggi....
2017-10-08 13:31:06
mi dispiace!

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