La velina bionda di “Striscia” bersaglio di insulti razzisti: «Scendo in piazza per lo ius soli»

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«Lo sciopero della fame? Un atto di coraggio, certo. Ma io scenderei in piazza... Per la battaglia dello ius soli servirebbe una bella manifestazione di piazza, e io ci andrei molto volentieri». Parola di Mikaela Neaze Silva, la velina bionda di “Striscia la notizia” che nelle ultime settimane era stato bersaglio di insulti razzisti sul web.

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Mikaela, di madre afghana e padre angolano, vive in Italia dall'età di sei anni. E in un'intervista per  La Repubblica, spiega il perché andrebbe alla manifestazione: «Io non vengo considerata italiana, pur vivendo qui dall'età di 6 anni. Ho fatto ben tre cicli di scuola, fino alla maturità, e aspetto ancora di avere la cittadinanza. Ho fatto la domanda, e spero che arrivi presto il documento. In più, sono molto stanca dei molti attacchi che ho subito, quando Striscia ha annunciato che sarei stata la velina bionda. Hanno detto che, con tutte le ragazze italiane che c'erano, proprio me, un'africana! dovevano andare a prendere».
 
 

You're a work of art. Not everyone will understand you, but the ones who do, will never forget about you! 🌛🌞#peaceofmind ❤️

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E sullo ius soli non ha dubbi: «Sì, ma secondo me bisognerebbe parlare più correttamente di ius culturae. Vede, un bambino, come sono stata io, cresciuta in Italia, ha assorbito la cultura italiana, per forza di cose. Ha studiato qui, assieme a compagni italiani, ha acquisito una mentalità italiana. Dunque, è giusto che gli venga riconosciuta l'italianità. Quando sono all'estero, io mi dichiaro italiana, e i miei nuovi amici stranieri riconoscono in me un'italiana».

Al momento, Mikaela ha il passaporto angolano. «Mio padre era angolano, purtroppo è morto, mia mamma è afgana. Si sono conosciuti a San Pietroburgo perché all'epoca studiavano entrambi medicina lì. In quegli anni molti studenti afgani facevano l'università in Russia, i rapporti tra i due Paesi erano buoni, allora. Io sono poi nata a Mosca».
 

Dal 2000 è in Italia, ma già all'epoca è stata bersaglio di insulti: «Perché ero negra. Ma i miei compagni di classe evidentemente avevano assorbito una cultura diversa dalla mia, più aggressiva verso il diverso. E poi avevano sbagliato a presentarmi. La maestra aveva detto “bambini, arriverà una nuova compagna, è russa”. Quando mi hanno visto, un ragazzino schifato mi ha detto “tu non sei russa, i russi non sono di colore, tu dici le bugie”. Poi mi escludevano dai giochi, così una volta mi sono arrabbiata e ho rotto dei vasi di piante. Poi ho cominciato a fare amicizia e il problema della pelle è sparito. Io - continua - mi definisco finta bianca e finta nera. La pelle peraltro è chiara».

E conclude: «Gli italiani non sono razzisti. Però molti non sanno affrontare una società multietnica, che è già nelle cose. I politici, pure. Inadeguati. Molti italiani hanno paura del diverso, si sentono in pericolo... Non gliene faccio una colpa. Però attenzione. L'ignoranza porta alla violenza, ai commenti razzisti sui social. A quelli che parlano di razza ariana, 72 anni dopo la fine del nazismo».
Sabato 7 Ottobre 2017, 09:46 - Ultimo aggiornamento: 07-10-2017 20:41
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