Un monaco zen diventa spietato boss di camorra: chi è Edoardo 'o Sciarmant

«Senza vostro padre Secondigliano e Scampia sono una bomba a orologeria»: a pronunciare la frase già cult fin dal primo trailer di Gomorra 3, è uno dei nuovi personaggi della serie, Edoardo Arenella, boss di Forcella, il cui peso nella saga di Savastano è destinato a crescere nelle prossime puntate in onda su Sky. Ad interpretarlo è uno dei volti nuovi di Gomorra, Pasquale Esposito, attore napoletano classe 1963 e dal 2001 monaco zen.

Dopo una lunga esperienza a Los Angeles, Esposito vive oggi ad Amburgo ed in Germania ha fondato la compagnia di ricerca «Research Company Art and Awareness» tenendo workshop sulla consapevolezza anche in università inglesi.

Ma cosa ci fa un buddista a Gomorra? «Intanto questo è il mio primo ruolo da cattivo - scherza l'attore da poco padre di due gemellini - anche se trovo superficiale dividere i personaggi, appunto, in buoni e cattivi. Devo premettere che i registi Cupellino e Comencini, sono stati fantastici: sul quel set gli attori sono liberi e responsabili di creare, c'è una atmosfera quasi unica per una produzione italiana, di grande professionalità e rigore. Personalmente uso sia metodo Strasberg, che ho studiato tra Roma e New York, sia la mia educazione Zen. Mi ha subito incuriosito questo uomo cinquantanne, simbolo dei vecchi clan, con una sua etica e una sua eleganza. Gli spettatori non potranno certo sentirlo ma per immedesimarmi meglio ho recitato con un fortissimo profumo, non a caso il soprannome del mio boss è 'o Sciarmant (persona ricca di charme, ndr). Naturalmente stiamo parlando di un individuo che fa parte del business della camorra e che ha scelto la strada del crimine. I casting directors mi avevano sempre dato delle parti da poliziotto, dottore, papà e professore, è stato il mio agente a contattare la produzione di Gomorra, io non avevo mai visto la serie, pur se famosa in Germania e Inghilterra. Mi era piaciuto il film di Garrone e apprezzo Saviano, però non guardo la tv da anni. Comunque il self tape inviato è piaciuto molto e sono andato a Roma per le audizioni. E ho dovuto vedere in due giorni tutte le puntate».

Esposito racconta che l'impatto è stato forte. «Certo, ho avuto un po' di paura. La vita dei protagonisti di Gomorra è un inferno, non sono certo personaggi che si può voler emulare. In generale credo che per combattere la violenza, anche quella che è dentro di noi, sia un bene vederla, nascondere le cose è molto peggio». Cosa pensa quindi delle critiche che puntualmente attira questa serie? «Non voglio polemizzare con alcuno ma è un atteggiamento che non capisco. Gomorra raccoglie successi e riconoscimenti per la sua grandissima qualità a livello internazionale: gli italiani dovrebbero esserne fieri e invece c'è chi vuole demolirla. Basti ricordare che questa serie è la terza nella classifica del New York Times, paragonata a I Soprano. Voglio poi sottolineare il grande coraggio della produzione, che ha puntato sin dall'inizio su attori non famosi. Anche girare in napoletano è stata una sfida che è stata premiata, non finirò mai di dire grazie a tutti. Questo ruolo sarà un bel biglietto da visita per continuare a lavorare nel mondo, in particolare a Londra e nel cinema. Intanto con la mia compagnia ho un bel progetto su Pessoa».

Il personaggio preferito in Gomorra? «Ciro di Marzio uno che scende all'inferno e ci va fino in fondo senza riserve, ma sempre con un un occhio vigile verso la sofferenza e la devastazione». Parola di Sciarmant, Pasquale Shuten Esposito.
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 14:10 - Ultimo aggiornamento: 06-12-2017 14:10
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