Gomorra cambia passo, nuova discesa agli inferi

di Titta Fiore

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Inviato a Roma

C'era un solo modo per tornare a Gomorra senza appiattirsi su Gomorra: azzerare tutto. Trovare, per la serie ideata da Roberto Saviano e portata al successo in 190 paesi del mondo dal team guidato fino a ieri da Sergio Sollima, una ripartenza forte. E questa strada hanno scelto di percorrere autori e produttori. Morto don Pietro Savastano, in ascesa la leadership di suo figlio Genny, in fuga dai propri fantasmi il suo assassino Ciro Di Marzio «l'immortale», tutto, nella terza stagione della fiction in onda su Sky Atlantic da venerdì 17 (con grande sprezzo della cabala), prende strade diverse: se i primi due capitoli hanno raccontato la costruzione e il dominio di un potere criminale, ora chi è sopravvissuto alle faide dovrà ricucire le ferite che quelle guerre hanno provocato. L'iperrealismo dello stile è lo stesso, la notte delle coscienze è ancora più nera. Non c'è remissione, lungo le strade di Gomorra, né possibilità di superare la linea d'ombra di un destino che sembra ineluttabile e pesa sui protagonisti con la cupezza di un dramma shakespeariano, dove i figli uccidono i padri e il desiderio di vendetta annebbia le menti. Non a caso i registi Claudio Cupellini e Francesca Comencini parlano tanto di «emotività», illustrando le linee guida del loro lavoro, e sull'allargamento «dello spazio emotivo dei personaggi» tornano così spesso gli attori.

Che poi, tradotto in racconto per immagini, significa un po' meno carneficine e più travaglio interiore. Almeno, così appare nelle prime tre puntate presentate negli spazi dell'ex Dogana a Roma: stasera e domani la prima e la terza si vedranno al cinema come un unico film in oltre trecento sale (appuntamento con il cast oggi a Napoli al Metropolitan e a The Space Cinema, poi all'Uci di Marcianise), un'assoluta novità nelle strategie di distribuzione; quindi la parola passerà agli ascolti della rete satellitare e dell'on demand. Certo, non mancano gli ammazzamenti efferati, le teste mozzate, i corpi dei clandestini inceneriti nell'altoforno, il sangue versato a fiumi, in questa nuova stagione, ma il cambio di passo c'è. «Il momento di transizione, a tratti luttuoso e ancora più cupo che in passato, l'ho immaginato solenne come una funzione religiosa, si dice addio a un mondo e ci si prepara al presente» spiega Cupellini introducendo i nuovi personaggi - Sangue Blu, erede di un gruppo criminale del centro storico azzerato dal pentimento del vecchio boss (Arturo Muselli), e Valerio, un posillipino maldestramente attratto dalla fascinazione del male (Loris De Luna) - e una diversa narrazione di Napoli oltre i confini di Scampia, tra la sontuosità corrosa dei palazzi antichi e la tortuosità dei vicoli dove non spunta mai il sole.

Pietro Savastano viene sepolto di notte, nella stessa cappella dove aveva trovato la morte; Ciro ha visto uccidere la figlia, vittima della sua ambizione criminale, e porta il peso delle sue colpe fino in Bulgaria; Genny è diventato capo del clan e padre, vive a Roma e deve fare i conti con il senso di isolamento che nasce dal potere. Scianèl è finita dietro le sbarre, Patrizia (Cristiana Dell'Anna), dopo la morte di Pietro cerca un ruolo nel mondo di cui si trova a far parte, e tutt'e due sono pronte a riprendersi con le buone o con le cattive un posto da protagoniste. Dice la cosceneggiatrice Maddalena Ravagli: «Come nel mondo di sopra, anche in quello di sotto la posizione delle donne sta cambiando, noi non facciamo che seguire l'evoluzione della realtà sul territorio». Sintetizza Cristina Donadio: «Scianèl è una jena ferita e morte, ma non ha perso la capacità di elaborare strategie, si riprenderà».

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Martedì 14 Novembre 2017, 12:16 - Ultimo aggiornamento: 14-11-2017 19:12

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