Nino D'Angelo e Abel Ferrara: «Ripartiamo da Forcella e da un vero teatro sociale»

di Luciano Giannini

«Forcella è stanca di speranze»; «ora ci dicono che finalmente stanno arrivando i soldi, un milione di euro dalla Regione e 300 mila dalla Città metropolitana. Ripianeranno tutti i debiti. Voglio crederci, ma ricordatevi che la burocrazia è il male peggiore di questo Paese. Senza danari il teatro sociale non si può fare»; «la mia passione è intatta, ma devono lasciarmi lavorare bene. Qui dentro, sì, in questo posto, erano già pronti a spianare tutto e fare un garage. E io, non so come, sono riuscito a fare il cartellone a ottobre, quando la gente aveva già comprato gli abbonamenti, ma per altre sale»; «vogliono ristrutturare il teatro? Prima devono ristrutturare le anime». Sul palcoscenico del suo Trianon Nino D'Angelo, attore, direttore artistico e scugnizzo eterno è un fiume che rompe gli argini. L'incontro stampa è stato convocato per presentare lo spettacolo di Natale, un nuovo allestimento dell'«Ultimo scugnizzo» di Viviani, e anche «Forcella Strit», progetto ideato da Nino, che sarà diretto da Abel Ferrara e andrà in scena a marzo.

Il regista americano siede accanto a lui, assieme al presidente del cda Gianni Pinto e ad Antonio Bottiglieri, presidente della Scabec, società della Regione che promuove «Forcella Strit». Sono tutti lì, al proscenio, per «azzerare il passato» (assieme ai debiti) e consacrare la rinascita del «teatro del popolo» Trianon, dedicato proprio a quel Raffaele Viviani, di cui Nino, dal 25 dicembre, assieme a 16 attori, porterà in scena una delle commedie più rappresentative con la regia di Bruno Garofalo. Non a caso in platea, a rendere più solenne l'occasione, siedono gli eredi del drammaturgo, Antonello Martone e Giuliano Longone.

«Viviani mi ha insegnato a leggere. Prima di lui, i libri mi annoiavano. È un maestro della cultura napoletana e della sua lingua nobilissima. Io, come il suo Ntonio Esposito, il protagonista della commedia, che sta per diventare padre e sente la responsabilità di sistemare la vita trovando lavoro e moglie, sono scugnizzo dentro, ma non più nell'aspetto. Perciò, questa sarà l'ultima volta che lo farò. Recitare qui quest'opera, dieci anni dopo il mio precedente allestimento, è ancora più emozionante perché un testo simbolo dell'emarginazione e della voglia di riscatto rivive nel teatro di Forcella, a due passi dalla Ruota degli esposti all'Annunziata, dal convento della Maddalena, che ospitava le donne traviate, e da quello dedicato a Santa Maria Egiziaca all'Olmo, che era una ex prostituta convertita».

Anche «Forcella Strit» è carico di simboli, a cominciare dal titolo. Nino: «Ferrara pensava a street, strada in inglese. Poi gli ho spiegato che significa stretto, per indicare l'abbraccio». Il progetto di teatro sociale e formazione prevede due fasi. Nino: «Nella prima faremo dei laboratori per scegliere e formare i ragazzi di Forcella, che reciteranno accanto ad attori professionisti. Sarà una sorta di musical. La storia la ideammo con Peppe Lanzetta, è una sorta di Giulietta e Romeo ambientata nel quartiere, tra malavita e matrimoni imposti; ma l'adatteremo ai ragazzi e alle storie di vita vissuta che ci racconteranno nei laboratori di formazione: vorrei chiamare i due innamorati Maikol e Annalisa, come le due giovani vittime innocenti di camorra uccise proprio qui». Il progetto guarda al futuro perché, con la collaborazione di Databenc, prevede l'inserimento di scenari digitali e proiezioni in 3D.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Giovedì 21 Dicembre 2017, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 22-12-2017 14:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP