Addio Luigi, l'ultimo De Filippo: un comico colto

di Luciano Giannini

Luca De Filippo, morto il 27 novembre 2015; Luigi De Filippo, il 31 marzo 2018. Cugini molto diversi, come lo erano i loro padri, Eduardo e Peppino, ma uniti «dall'orgoglio di essere napoletani e di chiamarci De Filippo», dichiarò Luigi. Ieri mattina, nella sua casa romana, se n'è andato anche lui, a 87 anni, - era nato il 10 agosto del 30 - dopo una crisi respiratoria, dopo tanti malanni sopportati negli ultimi tempi, dopo la sedia a rotelle su cui, a gennaio, ha recitato, ancora una volta in un classico del «suo» teatro, «Natale in casa Cupiello». A meno che i figli di Luca De Filippo non decidano di dedicarsi al palcoscenico, con Luigi scompare l'ultimo superstite di una preziosa dinastia teatrale, protagonista dei successi e dell'eccellenza che l'arte napoletana della scena ha avuto nel Novecento. La camera ardente sarà allestita domani, dalle 15 alle 21, nel Teatro Parioli, che egli gestiva dal 2011, dopo averlo rilevato da Maurizio Costanzo, assieme all'ultima moglie Laura Tibaldi. I funerali si svolgeranno martedì alle 11.30 nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo.

Nella sua autobiografia Un cuore in palcoscenico (Mursia, 2010) Luigi racconta: «In una piovosa mattinata del '47 andai a trovare mio zio Eduardo a Napoli, al Bertolini, l'albergo dove allora abitava. Mi accolse dicendomi: Vieni, entra, ti voglio far sentire qualcosa. Ci sedemmo e... mi lesse una commedia appena terminata: Filumena Marturano. Interpretò tutti i personaggi... e fu per me una grande lezione di teatro». Frutto dell'amore tra Peppino De Filippo e Adele Carloni (sorella di Pietro, il marito di Titina De Filippo): un figlio d'arte che, appena diciassettenne, riceve questo viatico dallo zio ha il destino già tracciato. E nel suo solco Luigi ha immerso 68 anni di carriera, vestendo il ruolo di scrupoloso, riservato, rigoroso sacerdote dello scrigno di una famiglia difficile, «sospesa sempre tra commedia e dramma». In quello scrigno ha custodito un'arte diventata quella di una nazione intera, «un teatro di lingua e passioni napoletane, che sapeva narrare con amara ironia la commedia umana».

È ancora la sua autobiografia a parlare. Degli inizi, per esempio, e dell'aiuto ricevuto da zio Eduardo: «Nel '50 mi volle a recitare prima nel film Filumena Marturano, poi nella sua compagnia per Le voci di dentro. Aveva intuito che la mia vera vocazione non era il giornalismo, ma il teatro. Questo, poi, lo capì anche mio padre, che mi prese a recitare nella sua compagnia e mi trasmise i suoi insegnamenti. Agli inizi credevo fosse un gioco e, invece, era la vita. La mia vita». In poche date una vita: nel '60 Luigi sposa l'attrice inglese Anna Patricia Fairhurst; nel '70 la francese Nicole Tessier, che due anni dopo gli dà la figlia Carolina. Rimasto vedovo, nel 97 prende in moglie la Tibaldi, fedele compagna fino alla fine. Nel '78 lascia il padre per mettersi in proprio: «Non ero fatto per camminare nella sua ombra».
«Personalità forte, carattere difficile, riservato, di umore mutevole, ma gran lavoratore. Mi diceva: Che noia il lunedì. Non si recita e non so che fare». Lo ricorda così Lucio Mirra, patron del Diana, che con la moglie Mariolina lo produsse dall'80 al '93 in una quindicina di commedie. Comprese le sue ovviamente; perché Luigi si sentiva «un autore per vocazione e un attore per necessità». Ecco, allora, «Storia strana di una terrazza napoletana», «La fortuna di nascere a Napoli», «La commedia del re buffone e del buffone re», «Buffo napoletano», «Come e perché crollò il Colosseo». Nell'89 vince il Biglietto d'oro Agis per gli incassi del suo «Malato immaginario», ambientato nella Napoli del 1799 (ancora prodotto dal Diana).
Sì, Luigi si è aperto anche a Molière, a Gogol, a Pirandello; è stato autore per la tv («Peppino al balcone», «P come Peppino», «Buonasera con Peppino De Filippo»); attore in una cinquantina di film e sceneggiati; ha scritto svariati libri (De Filippo & De Filippo, Pulcinella, amore mio), ma non si è mai discostato troppo dal mondo che sentiva di proteggere contro gli assalti «dell'innovazione, della sperimentazione e dell'avanguardia, che hanno il potere di allontanare il pubblico». In omaggio a quel mondo, a quel teatro, Luigi stava preparando «De Filippo racconta De Filippo», uno spettacolo per il suo Parioli, che avrebbe evocato la storia della famiglia difficile e geniale con piglio «divertente, colloquiale e appassionato», con poesie, aneddoti e canzoni. Sarebbe stata la celebrazione finale di un rito che egli, con la disciplina e il rigore appresi in casa, ha ripetuto ogni giorno della propria vita. Nel cartellone del Parioli ieri c'era ancora la data del debutto: il 17 aprile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 1 Aprile 2018, 11:58 - Ultimo aggiornamento: 01-04-2018 12:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-04-01 15:16:20
Vita dura per quelli nati figli dei grandi!Ma se la strada per inserirsi sembra già essere spianata e le aspettative sono tante per Luigi De Filippo non è stato così. Si tratta di un personaggio nuovo, rigoroso e fantasioso nella ricca tradizione teatrale napoletana, colto e poliedrico, scrittore e drammaturgo, in grado di sbagliare poco nelle sue presenze teatrali e cinematografiche. Al cinema è eroe della resistenza ne "le quattro giornate di Napoli"mentre a teatro e televisione è e personaggio, non protagonista candido e apparentemente ingenuo il Cosimo, commesso di salumeria nelle brevi commedie di suo padre Peppino, di cui coglie la vena comica popolare. Si mostra scaltro intervistatore del padre sul viale del tramonto nelle ultime presenze televisive di Peppino. Chi (e sono tanti) nelle sua lunga carriera ha assistito alle sue performances teatrali è stato trascinato dalla verve e dalla maestria in nuove interpretazioni delle commedie di suo padre. Inoltre, aveva ben compreso i nostri tempi ed era riuscito a sopravvivere in un genere classico e di sicuro successo, qual è il miglior teatro partenopeo, impersonato da mostri sacri quali Scarpetta, Eduardo e Peppino, ma anche di geniali caratteristi come Nino Taranto, Pietro de Vico, Totò, Franco Sportelli a cui il cinema del dopoguerra attingeva piene mani. Insomma per Luigi un cognome pesante da portare ma una popolarità evolutiva e nuova nel segno della tradizione
2018-04-01 20:02:15
Non ha senso dire che al figlio di Peppino De Filippo la strada per il teatro non è stata spianata.

QUICKMAP